I “rischi” dell’utilizzo di assegni postdatati.



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Nota a Cass. Civ., Sez. II, 22 novembre 2021, n. 35947.

di Donato Giovenzana

 

Per la Suprema Corte, il ricorrente è stato sanzionato per aver emesso assegni successivamente alla revoca delle autorizzazioni in veste di legale rappresentante della s.r.l..

Il Tribunale ha precisato, nel quadro della previsione della L. n. 689 del 1981, art. 6, comma 3, che autore dell’illecito amministrativo di cui alla L. n. 386 del 1990, art. 1, può essere unicamente la persona fisica che ha commesso il fatto, sicché gli enti e le società per le quali la persona fisica ha operato in veste di legale rappresentante, sono responsabili in solido esclusivamente al fine di garantire il pagamento della sanzione pecuniaria.

La Cassazione  ha ribadito il suo insegnamento.

Ossia l’insegnamento secondo cui colui che emette un assegno bancario privo della data di emissione, valevole come da promessa di pagamento, con l’intesa che il prenditore possa utilizzare il documento come titolo di credito in epoca successiva apponendovi data e luogo di emissione, si assume la responsabilità (quanto meno a titolo di dolo eventuale) della eventuale attribuzione al medesimo documento delle caratteristiche dell’assegno bancario, e pertanto può rispondere dell’illecito amministrativo previsto dalla L. n. 386 del 1990, art. 1, (come sostituito dal D.Lgs. n. 507 del 1999, art. 28) se, al momento dell’utilizzazione del titolo, non vi sia l’autorizzazione ad emetterlo (cfr. Cass. 20.6.2007, n. 14322; Cass. (ord.) 22.9.2020, n. 19797, secondo cui chi emette un assegno bancario privo della data di emissione accetta il rischio che, al momento del riempimento del documento e della sua utilizzazione come assegno, il titolo risulti privo di autorizzazione, sicché risponde dell’illecito previsto dalla L. n. 386 del 1990, art. 1, se al momento dell’utilizzazione del titolo non vi sia autorizzazione ad emetterlo).

In questi termini non può che rimarcarsi ulteriormente quanto segue.

Per un verso, è da condividere in toto il rilievo del Tribunale secondo cui “ogni qualvolta si rilascino a terzi titoli senza data o con data successiva ci si espone consapevolmente al rischio che alla data poi scritta sulla cartula non vi sia (…) provvista sul c/c o sia venuta meno l’autorizzazione” (così sentenza d’appello, pag. 7).

Per altro verso, a nulla rileva che gli assegni sono stati portati all’incasso allorquando il ricorrente non aveva più veste di legale rappresentante della s.r.l. (cfr. ricorso, pag. 7) e che, per effetto dell’ammissione della s.r.l. alla procedura di concordato preventivo, non era più possibile procedere al pagamento degli assegni, siccome ne sarebbe scaturita violazione della par condicio creditorum (cfr. ricorso, pag. 8).

Evidentemente, chi emette un assegno bancario privo della data di emissione accetta altresì il rischio che, al momento del riempimento del documento e della sua utilizzazione come assegno, il pagamento risulti precluso in dipendenza dell’operatività delle regole della “concorsualità”, correlate alla sottoposizione ovvero all’ammissione del debitore ad una procedura concorsuale.

 

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