Della valenza della quietanza liberatoria rilasciata dai coeredi in sede di liquidazione dei cespiti ereditari.



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Nota a ABF, Collegio di Torino, 19 luglio 2021, n. 17095.

di Donato Giovenzana

 

Con l’odierno ricorso il ricorrente contesta l’addebito di € 70,00 a titolo di “recupero spese di successione 2020”, effettuato dall’intermediario per la chiusura del conto della de cuius
L’intermediario riferisce di aver applicato tale commissione in maniera legittima, coerentemente con quanto indicato nel Foglio Illustrativo, che allega, insieme al contratto di adesione al servizio “Y”.  Non è chiaro se il contratto richiami in qualche modo il foglio informativo allegato dall’intermediario. Inoltre, come evidenziato dal ricorrente, il documento non risulta sottoscritto dalla de cuius. La parte resistente non ha contestato tale affermazione, limitandosi ad affermare che i principali documenti di trasparenza sono disponibili sul proprio sito. Inoltre, il documento di sintesi accluso al contratto in atti, che in base alle Disposizione sulla trasparenza emanate dalla Banca d’Italia deve essere unito al contratto e riportare “le condizioni economiche pubblicizzate nel foglio informativo relativo allo specifico tipo di   operazione o servizio”, non contiene riferimenti alla spesa per cui vi è controversia. Non può pertanto ritenersi che la clausola sia stata effettivamente prevista dal contratto e portata a conoscenza della cliente, con conseguente illegittimità dell’addebito (Cfr. Collegio di Milano, decisione n. 23542/2020).
L’intermediario contesta inoltre la pretesa di parte ricorrente in quanto, in data 11.03.2021, è stata sottoscritta una quietanza liberatoria. Il documento, in atti, non fa espresso riferimento alla somma oggetto di contestazione ed appare avere una portata del tutto generica. Sul punto il Collegio, in sintonia con il Collegio di Coordinamento, richiama la posizione del giudice di legittimità per il quale “la quietanza liberatoria rilasciata a saldo di ogni pretesa deve essere intesa, di regola, come semplice manifestazione del convincimento soggettivo dell’interessato di essere soddisfatto di tutti i suoi diritti, e pertanto alla stregua di una dichiarazione di scienza priva di efficacia negoziale, salvo che nella stessa non siano ravvisabili gli estremi di un negozio di rinunzia o transazione in senso stretto, ove, per il concorso di particolari elementi di interpretazione contenuti nella stessa dichiarazione, o desumibili aliunde, risulti che la parte l’abbia resa con la chiara e piena consapevolezza di abdicare o transigere su propri diritti” (Corte di Cassazione, 6 maggio 2015, decisione n. 9120), circostanza quest’ultima non ravvisabile nel caso in esame in cui, come sopra rilevato, non vi sono riferimenti alla somma contestata ma solo dichiarazioni generiche, non potendo pertanto essere considerata preclusiva all’esercizio, da parte del sottoscrittore, del proprio diritto alla restituzione di quanto indebitamente pagato.

Il Collegio accoglie pertanto il ricorso e dispone che l’intermediario corrisponda alla parte ricorrente la somma di € 70,00.  

 

Qui la decisione.

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