Sull’inadempimento all’obbligo di avviso da parte dell’assicurato.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 27 luglio 2021, n. 21533.

di Antonio Zurlo

 

La Corte d’Appello di Lecce, nel pronunciamento gravato, ha correttamente affermato che, «a configurare il carattere doloso dell’inadempimento [dell’obbligo di avviso] è sufficiente la consapevolezza in capo all’assicurato dell’obbligo e la sua cosciente volontà di non osservarlo», ponendosi, quindi, senza soluzione di continuità con il consolidato indirizzo di legittimità, per cui «affinché l’assicurato possa ritenersi dolosamente inadempiente all’obbligo di dare avviso all’assicuratore, ai fini dell’art. 1915, primo comma, cod. civ., l’effetto di perdere il diritto all’indennità, non è richiesto lo specifico e fraudolento intento di arrecare danno all’assicuratore, ma è sufficiente la consapevolezza dell’obbligo previsto dalla norma e la cosciente volontà di non osservarlo»[1]; principio cui la Terza Sezione intende dare continuità e che non risulta superato dall’isolato precedente contrario[2].

A fronte di tale corretta premessa ricognitiva, la Corte territoriale ha, pur tuttavia, fondato l’esclusione della decadenza dall’indennità sull’assunto che fosse necessaria la prova che, nella specie, il notaio avesse “consapevolmente e deliberatamente” ritardato la comunicazione, in tal modo introducendo un elemento di intenzionalità (e non di mera cosciente volontà), estraneo al paradigma normativo, sì come interpretato dalla giurisprudenza richiamata; del pari, sotto altro profilo, il giudice di seconde cure ha assunto erroneamente che una “lettera di contestazione” non possa valere come denuncia del sinistro per il solo fatto di non contenere una “specifica” richiesta risarcitoria; per di più, laddove, trattando del ritardo doloso, ha contestato all’assicuratrice di non aver indicato «in termini puntuali e rigorosi quali conseguenze pregiudizievoli sarebbero scaturite dall’asserito ritardo», la Corte ha mostrato di sovrapporre erroneamente i piani dell’omissione dolosa e di quella colposa (giacché soltanto per quest’ultima rilevano, ai fini della riduzione prevista dall’art. 1915, comma 2, c.c., i pregiudizi subiti).

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr. Cass. n. 13355/2015; Cass. n. 3044/1997; Cass. n. 5435/2005; Cass. n. 17088/2014; Cass. n. 28625/2019.

[2] Il riferimento è a Cass. n. 24210/2019.

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