L’assegno bancario è sempre consegnato “salvo buon fine”: il perfezionamento della caparra si verifica solo nel momento della riscossione della somma recata dall’assegno.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 7 luglio 2021, n. 19265.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte ribadisce che la semplice consegna di un assegno bancario non determina l’effettiva disponibilità delle somme che siano indicate sul titolo.

La consegna dell’assegno bancario avviene sempre – secondo la formula correntemente in uso al riguardo – “salvo buon fine”: il perfezionamento della caparra si verifica, cioè, solo nel momento della riscossione della somma recata dall’assegno. Ciò che, del resto, risulta pienamente conforme al principio generale, di comune enunciazione, per cui l’assegno bancario opera, per sua propria natura, pro solvendo e non già pro soluto.

Nella specie, non è contestato – il fatto costituendo, anzi, proprio uno dei presupposti dell’azione svolta dal promittente venditore – che la somma portata dal titolo non sia stata riscossa dal promittente venditore.

Allorquando il venditore accetti la dazione della caparra con assegno bancario è suo onere quello di porre all’incasso il titolo, nel senso che, ove l’assegno non venga posto in riscossione, il mancato buon fine dell’assegno bancario – che preclude il raggiungimento dello scopo proprio della consegna della caparra – è riferibile unicamente al comportamento del prenditore. In base alla regola di correttezza posta dall’art. 1175 c. c., l’obbligazione del debitore si estingue a seguito della mancata tempestiva presentazione all’incasso del titolo (assegno bancario, nella specie) da parte del creditore, che in tal modo viene meno al suo dovere di cooperare in modo leale e fattivo all’adempimento del debitore.

Secondo la Suprema Corte la sentenza impugnata dà corso ad un’applicazione del principio del c.d. divieto del venire contra factum proprium quale espressione diretta e primaria del canone di correttezza e buona fede oggettiva. Prima, il venditore, accetta che il versamento della somma avvenga a mezzo di assegno bancario, poi, trascura di porre all’incasso – nel termine di presentazione fissato dalla legge – il titolo. Nel prosieguo, eccepisce la mancata riscossione delle somme (e quindi il mancato perfezionamento del patto), che per l’appunto dipende dal suo proprio comportamento. Sotto il profilo strutturale, una simile applicazione si inquadra, precisamente, nell’ambito della figura della c.d. exceptio doli generalis seu praesentis (Cass. n. 6896/ 2009).

Il ricorso è stato quindi respinto e confermata la sentenza impugnata.

 

Qui l’ordinanza.

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