Sequestro preventivo: il delegato ad operare sul conto corrente intestato alla società non è proprietario né possessore delle somme giacenti.



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Nota a Cass. Pen., Sez. III, 23 marzo 2021, n. 24666.

di Donato Giovenzana

 

Secondo la Suprema Corte, è’ costante l’affermazione secondo cui la delega ad operare su un conto corrente intestato ad altri configura certamente il requisito della “disponibilità” di cui all’art. 322-ter c.p.

Tale principio va senz’altro ribadito anche in questa sede, ma con la precisazione che se il denaro è della persona giuridica di cui la persona fisica è amministratore è necessario verificare la sussistenza di altri elementi che convincano della “disponibilità”. Infatti, l’amministratore della società è evidentemente abilitato ad operare sul conto nell’ambito dei suoi obblighi contrattuali con la persona giuridica, con la conseguenza che il saldo non è tecnicamente nella sua “disponibilità” essendone lui, appunto, un mero gestore.

Il tema è approfondito nella sentenza Sez. 2, n. 29692 del 28/05/2019, a tenore della quale la “disponibilità”, che consiste nella relazione della signoria di fatto dell’indagato o del condannato sul bene, a prescindere dalle categorie del diritto privato, può essere desunta anche dalla titolarità di una delega ad operare su conti correnti o altri rapporti bancari, sebbene la delega non possa ritenersi da sola elemento dimostrativo del potere di esercitare in autonomia le facoltà del proprietario o del possessore delle somme, non foss’altro che per l’esistenza del negozio di mandato che implica il dovere di rendere conto dell’attività svolta al delegante.

Pertanto, secondo la Cassazione, deve sempre esaminarsi il contenuto della delega, per verificare l’esistenza di eventuali limiti.

Tuttavia, anche laddove non vi siano limiti, è pur sempre necessario verificare la presenza di ulteriori elementi di fatto che possano fondare il giudizio, in fase cautelare, di ragionevole probabilità, circa la disponibilità delle somme da parte del delegato.

Nello specifico, l’ordinanza impugnata ha omesso qualsivoglia esame delle deduzioni difensive, senza dare conto di quali elementi di fatto potessero sorreggere il convincimento che, attraverso la delega, l’indagato abbia di fatto esercitato poteri corrispondenti a quelli riservati al titolare dei rapporti bancari, ad esempio prelevando somme da utilizzare per fini personali, ovvero disponendo di somme a favore di soggetti estranei all’ambito di attività della società, e ancora eseguendo operazioni del tutto estranee all’oggetto sociale utilizzando le somme depositate.

Alla stregua delle considerazioni esposte, proprio i rapporti tra la ditta individuale e la società nonché il ruolo dell’indagato, che il Tribunale del riesame ha volutamente obliterato, vanno scandagliati per verificare la sussistenza dei presupposti del sequestro per equivalente delle somme giacenti sul conto corrente di una società estranea al reato il cui legale rappresentante è indagato in relazione ad un soggetto giuridico diverso.

 

Qui la sentenza.

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