La banca non può addossare responsabilità al notaio, allorché ometta gli accertamenti necessari all’identificazione delle parti.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 4 giugno 2021, n. 15599.

di Donato Giovenzana

 

Con l’unico motivo di ricorso la banca ricorrente assume che l’impugnata sentenza non abbia applicato correttamente le norme dettate dalla legge professionale notarile alla luce della peculiare diligenza di cui all’art. 1176 secondo co. c.c. Dalle predette disposizioni deriverebbe la configurazione di un rapporto di prestazione d’opera professionale con il conseguente obbligo, a carico del notaio, di porre in essere tutti gli accorgimenti idonei a conseguire, cori pienezza e stabilità di effetti, il regolamento di interessi voluto dalle parti. Tale obbligazione non potrebbe essere soddisfatta con un controllo meramente formale dell’identità delle parti attraverso l’acquisizione ed il controllo dei loro documenti di identità ma implicherebbe un’attività di accertamento più rigorosa eventualmente corroborata dal ricorso a testimoni fidefacienti, attività nel caso cli specie del tutto omessa e non idoneamente sostituita dall’affidamento riposto dal notaio nei confronti del mediatore finanziario.

Per la Cassazione il motivo risulta infondato.

L’obbligo di accertamento della identità delle parti, incombente sul notaio ai sensi dell’art. 49 della legge professionale, va interpretato nel senso che, nell’attestare detta identità, il professionista, in assenza di conoscenza personale delle parti, deve trovarsi in uno stato soggettivo di certezza conseguibile in base ai criteri di diligenza, prudenza e perizia e sulla base di qualsiasi elemento astrattamente idoneo a formare tale convincimento anche c , natura presuntiva non potendo a tale scopo ritenersi sufficiente l’acquisizione della carta di identità .

In questa prospettiva l’identificazione della parte, fondata, oltre che sull’esame della carta d’identità (o di altro documento equipollente), anche sul confronto della corrispondenza dei dati identificativi della persona con quelli riportati nella documentazione approntata dalla banca ai fini dell’istruttoria del mutuo, consente di ritenere adempiuto l’obbligo professionale, mentre è contrario a buona fede o correttezza il comportamento della banca che, dopo aver predisposto la documentazione per la stipula del mutuo comprensiva anche dei dati identificativi del mutuatario, si dolga dell’erronea identificazione compiuta dal notaio sulla base deh ‘apparente regolarità della carta d’identità.

La sentenza impugnata, secondo la Suprema Corte, ha valorizzato in particolare la comparazione effettuata tra i documenti di identità forniti dalle parti e la documentazione approntata dall’istituto di credito mutuante in sede di istruttoria per la stipulazione del mutuo, alla quale attività di comparazione si è aggiunta, nella concreta fattispecie, anche la garanzia del mediatore finanziario, solo successivamente rivelatasi inveritiera.

 

 

Qui la sentenza.

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