Effetti della morte del correntista sul rapporto di conto corrente (con particolare riferimento ai profili operativi).



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Nota a ABF, Collegio di Roma, 25 novembre 2020, n. 21136.

di Donato Giovenzana

 

Secondo il Collegio arbitrale, la prima questione sottesa alla domanda della ricorrente consiste nell’individuazione degli effetti che la morte del correntista produce sul rapporto di conto corrente bancario: il suo automatico scioglimento o la prosecuzione in capo agli eredi.

Il Collegio di Coordinamento n. 24360 del 6.11.2019 ha fornito una risposta a tale questione chiarendo che «il contratto di conto corrente bancario non si estingue automaticamente per effetto della morte del correntista, ma in conseguenza di una espressa manifestazione di volontà da parte degli eredi».

Ciò posto, tuttavia, il Collegio di Coordinamento specifica che da tale protrarsi del rapporto di conto corrente non discende una indiscriminata legittimità di ogni addebito in conto corrente successivo al decesso. Infatti, «una volta acquisita conoscenza del decesso del correntista, si apre, per la banca, una fase dove si intensifica la necessità di rispettare i canoni della correttezza e della buona fede. Tali canoni si traducono e si specificano, per un verso, in comportamenti ispirati a prudenza e a buona amministrazione, volti a conservare integre le ragioni dell’eredità; una volta identificati gli eredi, per un altro verso, in obblighi di trasparenza e di tempestiva, puntuale ed esauriente informazione. La banca, dunque, è tenuta ad inviare al successore, al più presto, ogni informazione in suo possesso sullo stato del conto corrente: la consistenza, la presenza di debiti, di polizze assicurative».

La questione esposta sembra richiedere la soluzione di due ulteriori problemi, relativi all’applicazione al caso di specie del principio di diritto individuato dal Collegio di Coordinamento.

  • In primo luogo quale sia il senso delle parole «una volta acquisita conoscenza del decesso del correntista»: se sia sufficiente la dichiarazione anche orale di un familiare del correntista, ovvero occorra il certificato di decesso.
  • In secondo luogo quale sia l’esatto contenuto di quei «comportamenti ispirati a prudenza e a buona amministrazione, volti a conservare integre le ragioni dell’eredità».

Anzitutto se l’intermediario sia tenuto – a fronte del dubbio sulla morte – a compiere accertamenti sulla questione tramite telefonate, corrispondenza o altri solleciti; poi se – una volta rinvenuta una ragionevole certezza della morte – sia tenuto a bloccare gli addebiti in via prudenziale.

L’onere della prova circa la conoscenza della morte da parte dell’intermediario è da porsi in capo alla ricorrente, secondo il Collegio di Coordinamento n. 24360 del 6.11.2019.

Tale decisione afferma infatti: «è certamente onere degli eredi dare tempestiva notizia alla banca della morte del correntista». Nel caso di specie, mentre la ricorrente allega di aver prodotto il certificato di decesso in data 16.7.2019, l’intermediario afferma che essa si sia limitata a manifestare oralmente il decesso del correntista. Si evidenzia che la ricorrente non produce documentazione che attesti l’effettivo deposito cartaceo.

Risulta invece incontestato che il blocco del conto era avvenuto in data 16.12.2019, in corrispondenza del deposito da parte dell’erede della dichiarazione di successione. E’ a quella data allora che si devono ritenere maturati gli obblighi di protezione dell’intermediario nei confronti del Cliente, con la conseguenza che correttamente l’intermediario ha sospeso a quella data gli addebiti e ha restituito a termini di legge quanto addebitato nelle otto settimane precedenti.

 

 

Qui la decisione.

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