Anche le operazioni finanziarie non possono baciarsi.



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Nota a Trib. Treviso, Sez. III, 13 gennaio 2021, n. 1344.

di Antonio Zurlo 

 

 

 

 

La Terza Sezione Civile del Tribunale di Treviso, con la recente sentenza in oggetto, statuisce l’applicabilità del divieto di assistenza finanziaria anche alle società cooperative bancarie (per l’identità dell’esigenza tutelare sottesa), specificando la conseguenza giuridica della sua violazione.  

Invero, le condizioni previste dall’art. 2358 c.c. rispondono a una duplice esigenza: la tutela dell’effettività del patrimonio sociale, a salvaguardia delle ragioni dei creditori; il controllo circa l’indebito accrescimento della posizione di potere dell’organo amministrativo. Difatti, l’acquisto delle azioni mediante denaro concesso a credito mette a rischio il capitale societario nella misura in cui sia difficile il rientro dell’esposizione debitoria; d’altro canto, l’organo amministrativo, servendosi del denaro della società, potrebbe incidere sulla compagine azionaria, per accrescere la propria posizione di potere. L’esigenza di prevenire tali rischi ricorre logicamente anche nelle società cooperative, soprattutto in quelle bancarie, ove si consideri, per esempio, l’essenzialità del rapporto tra la garanzia di integrità del capitale sociale e il ruolo della vigilanza prudenziale in merito ai requisiti patrimoniali delle banche. L’adeguatezza e la stabilità patrimoniale sono postulate inoltre dalla previsione della liquidazione coatta amministrativa, in caso di insolvenza (ai sensi dell’art. 2545terdecies c.c.). Peraltro, proprio in precipua considerazione della specifica connotazione dello scopo mutualistico in campo bancario, nelle banche cooperative è logicamente essenziale il controllo sulla posizione di potere dell’organo amministrativo.

L’art. 2358, nell’attuale versione, non vieta l’assistenza finanziaria in sé, ma, per converso, la sottopone a determinate condizioni, la prima delle quali è la preventiva autorizzazione dell’assemblea straordinaria. Di tal guisa, se fino alla modifica codicistica del 2008 la violazione del divieto de quo integrava pacificamente una nullità virtuale, tale conseguenza non è ora quella corretta sul piano dogmatico, dal momento che si deve stabilire quali siano gli effetti, sul piano civilistico, non più della violazione di un divieto tout court (ormai inesistente), ma della violazione di un limite legale al potere di rappresentanza degli amministratori, che possono legittimamente prestare l’assistenza finanziaria mirata all’acquisto delle azioni, purché preesista l’autorizzazione assembleare. La conseguenza giuridica coerente con tale dinamica non può essere la nullità, ma unicamente l’inefficacia dell’operazione negoziale complessiva, che ricomprende l’assistenza finanziaria e l’acquisto in funzione del quale tale assistenza sia stata prestata.

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