Sulla sorte dell’assegno postdatato, ma consegnato prima della revoca dell’autorizzazione ad emettere assegni, ex art. 1 L. 386/1990.



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Nota a Cass. Civ., Sez. II, 5 marzo 2021, n. 6198.

di Donato Giovenzana

 

Con l’unico motivo d’impugnazione il ricorrente denunzia violazione o falsa applicazione della norma portata nell’art 1 legge 386/90 poiché il Giudice di merito non ha considerato che in causa era dato fattuale incontestato che l’assegno – ancorché con data falsa – fu consegnato al prenditore il 14 giugno, mentre la revoca dell’autorizzazione fu comunicata appena il 28 del medesimo mese di giugno, quando cioè l’emissione dell’assegno, intesa come consegna ad altri del titolo, s’era già realizzata.

Di conseguenza secondo il ricorrente non concorreva la condotta tipica descritta ex art 1 legge 386/1990, che appunto punisce l’emissione di assegno dopo la revoca, posto che nella specie detta emissione era intervenuta prima.

Detta argomentazione non supera la corretta ricostruzione logico-giuridica operata dal Tribunale, fondata sullo specifico insegnamento di legittimità al riguardo – Cass. sez. 2 n° 14322/07 -. Il Tribunale ha posto in evidenza come la normativa sull’assegno bancario preveda che il titolo per esser valido mezzo di pagamento e titolo esecutivo debba esser emesso completo dei dati richiesti dalla disciplina speciale che lo regola, tra i quali figura la data di emissione. In caso di dazione al prenditore di assegno con data falsa, poiché postdatato, sulla scorta di un patto tra le parti che l’incasso avverrà a partire dalla data figurante sul titolo, è ben vero che costante insegnamento di legittimità afferma la nullità del patto e l’immediata esigibilità dell’assegno, ma ciò non esclude che in caso di rispetto del patto – ancorché nullo – l’assegno, quale mezzo di pagamento e titolo esecutivo, risulta inter partes emesso il giorno indicato sullo stesso – Cass. pen. sez. 5 n° 2908/99 -.

Di conseguenza nell’emettere il titolo con data ideologicamente falsa l’emittente si assume il rischio che il titolo sia presentato all’incasso – conformemente alla data riportata sullo stesso – in momento successivo alla revoca dell’autorizzazione della banca trattaria ed anche scorsi i dieci giorni previsti dall’ art 9 legge 386/1990.

Quindi rettamente il Giudice di seconde cure ha ritenuto che l’emissione illecita dell’assegno, sanzionata ex art 1 legge citata, non si configura al momento della materiale consegna al prenditore del modulo-assegno incompleto, bensì al momento in cui lo stesso viene presentato all’incasso portante tutti gli elementi essenziali prescritti dalla normativa a sua disciplina per essere valido mezzo di pagamento e titolo esecutivo.

 

Qui l’ordinanza.

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