Sulla validità della notifica del preavviso di revoca, ex art. 9 bis L. 386/1990, effettuata ai sensi dell’art. 140 c.p.c.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 11 febbraio 2021, n. 3536.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte ha precisato che il Giudice di seconde cure, pur dando atto che il preavviso di revoca era stato validamente notificato presso il domicilio della correntista ai sensi dell’art. 140 c.p.c., ha escluso che quest’ultima avesse avuto conoscenza del preavviso e che quindi fosse consapevole di non poter più emettere assegni.

La Cassazione osserva invece che la comunicazione del preavviso di revoca dell’autorizzazione ad emettere assegni può essere effettuata presso il domicilio eletto dal traente a norma dell’art. 9 ter, entro il decimo giorno dalla presentazione al pagamento del titolo, mediante telegramma o lettera raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero con altro mezzo concordato tra le parti, di cui sia certa la data di spedizione e quella di ricevimento.

Già con riferimento al precedente regime sanzionatorio (penale) dell’emissione di assegno in carenza di autorizzazione, si è affermato che, pur essendo  necessario che la revoca venga debitamente portata a conoscenza del destinatario, tuttavia la relazione di notifica della raccomandata non ha valore di presunzione assoluta, né di prova vincolata, potendo il giudice considerare ogni altro elemento di prova (testimonianze, documenti, presunzioni) per accertare l’effettiva conoscenza della revoca da parte del sanzionato.

Va poi considerato che l’utilizzo della comunicazione mediante lettera raccomandata (che risulta, per esplicita previsione di Legge, idoneo a garantire la conoscibilità del preavviso da parte del destinatario), non rende, in mancanza di una disposizione contraria, insufficiente la comunicazione del preavviso anche se effettuata “in caso di temporanea irreperibilità del destinatario”, nel qual caso trovano applicazione le disposizioni concernenti il servizio postale ordinario per la consegna dei plichi raccomandati e la comunicazione avviene in forme semplificate anche rispetto agli adempimenti prescritti dall’art. 140 c.p.c. o dalla L. 890/1982 (Cass. 10131/2020).

L’art. 9 bis L. 386/1990 prevede che la comunicazione si ha per effettuata anche ove consti l’impossibilità di eseguirla presso il domicilio eletto.

Non può, in definitiva, conclude la Suprema Corte, professarsi un’aprioristica inidoneità, non altrimenti giustificata, del procedimento di notifica ex art. 140 c.p.c. del preavviso di revoca, ai fini della prova della piena conoscenza dell’atto da parte del destinatario ed agli effetti dell’art. 3 L. 689/1981.

 

 

Qui la pronuncia.

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