Fatto illecito (anche di rilevanza penale) del dipendente bancario ed esclusione della responsabilità della banca in ragione della condotta gravemente colpevole del cliente.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 15 dicembre 2020, n. 28634.

di Donato Giovenzana

 

Secondo la Suprema Corte, l’istituto bancario risponde certamente dei danni arrecati a terzi dal proprio incaricato nello svolgimento delle incombenze a questo affidate, quando il fatto illecito (anche di rilevanza penale) di quel soggetto sia connesso per occasionalità necessaria all’esercizio delle mansioni cui detto soggetto è adibito.

Va tuttavia rammentato quanto in più occasioni rilevato in sede di legittimità con riguardo alla responsabilità della banca per la condotta del promotore finanziario: si tratta di principi sicuramente spendibili nel caso in cui si faccia questione della condotta illecita del dipendente della banca responsabile di sottrazione di somme ai danni del cliente. Ebbene, la responsabilità dell’intermediario per i danni arrecati ai terzi dai propri promotori finanziari è esclusa ove il danneggiato ponga in essere una condotta agevolatrice che presenti connotati di anomalia, vale a dire, se non di collusione, quanto meno di consapevole acquiescenza alla violazione delle regole gravanti sul promotore.

Facendo applicazione di tale regola, sono state così confermate, in sede di legittimità, pronunce di merito che avevano escluso, ad esempio, la corresponsabilità della banca in presenza dell’attività illecita svolta da un consulente finanziario che aveva operato in borsa per conto dei propri clienti senza alcun vincolo di mandato, utilizzando un conto corrente cointestato ovvero servendosi dei codici di accesso ai servizi di banca on line consegnatigli dagli stessi clienti (Cass. 13 dicembre 2013, n. 27925 cit. e, sempre con riferimento alla consegna dei codici di accesso, Cass. 4 marzo 2014, n. 5020), oppure in considerazione del fatto che gli investitori avevano consegnato al promotore rilevanti somme senza chiedere copia del contratto di gestione sottoscritto dall’intermediario e senza verificare personalmente, presso la sede di quest’ultimo, l’esistenza di un conto di gestione e delle specifiche operazioni finanziarie all’origine dei profitti riportati nei prospetti contabili ricevuti direttamente dal promotore e da questi falsificati (Cass. 12 ottobre 2018, n. 25374 cit.), o, ancora, in ragione dell’accertata esistenza di un mandato conferito dall’investitore al promotore, che aveva consentito a quest’ultimo di operare per conto del primo con amplissima autonomia (Cass. 10 novembre 2015, n. 22956 cit.).

Nella specie che qui interessa, la Corte di appello ha dato evidenza a specifiche condotte riferibili alla parte ricorrente, che sono state ritenute espressive di analoga gravissima anomalia, come le pratiche consistenti nel sottoscrivere in bianco le distinte per le richieste di assegni circolari, poi consegnate al dipendente, e nel consentire allo stesso bancario di apporre sottoscrizioni apocrife sui moduli predisposti per le operazioni di versamento di contante e di assegni.

E’ da osservare, in proposito, che, nel mentre l’accertamento relativo a dette circostanze sfugge ovviamente al sindacato di legittimità, appare pienamente rispondente al principio di diritto sopra richiamato la conclusione cui è pervenuta la Corte di appello: questa ha infatti ritenuto che la responsabilità della banca dovesse essere esclusa proprio in ragione della condotta gravemente colpevole dei clienti, che avevano “assecondato e reso possibili condotte di (…bancario…) palesemente abnormi, al di fuori non solamente di qualsiasi prassi bancaria, ma non conformi alle elementari regole di condotta che qualsiasi cliente non solo di media, ma anche di minima diligenza e prudenza dovrebbe osservare”.

 

 

Qui la pronuncia.

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