Assegni circolari: solo la derelizione della provvista da parte del proprietario può legittimare l’acquisto a titolo originario in capo al Fondo Rapporti Dormienti.



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Nota a ABF, Collegio di Torino, 9 dicembre 2020, n. 22293.

di Donato Giovenzana

 

Le circostanze di fatto.

La società ricorrente deduce di aver concluso una convenzione con un Comune per la ricerca di sorgenti d’acqua minerale. A garanzia dell’adempimento, la ricorrente emetteva, in data 21.10.2005, sei assegni circolari, per complessivi 58.000 Euro (doc. 3 ricorrente), che indicavano come beneficiario il Comune concedente, al quale venivano consegnati in garanzia. In data 21.10.2008 si prescriveva l’azione del beneficiario contro l’emittente, essendo venuto a scadenza il termine triennale di prescrizione di cui all’art. 84, comma 2 r.d. 21.12.1933 n. 1736, senza che il Comune beneficiario presentasse all’incasso gli assegni circolari emessi dalla ricorrente (attesa la funzione di mera garanzia assegnata dalle parti della convenzione mineraria alla consegna dei suddetti assegni circolari). In data 25.09.2018 il Comune concedente restituiva alla società ricorrente gli assegni circolari, essendosi concluse le attività oggetto della convenzione mineraria. Lo stesso giorno (25.09.2018) la ricorrente chiedeva alla banca emittente il riaccredito della provvista consegnatale alla data dell’emissione. La banca riscontrava la richiesta della ricorrente solo in data 19.10.2018 comunicando di aver devoluto l’intero importo degli assegni circolari, non incassati nel termine triennale di prescrizione dell’azione cartolare, al Fondo Rapporti Dormienti già in data 1.06.2009 (cfr. doc 11). Di ciò non era stata data alcuna comunicazione alla cliente.

 

La decisione del Collegio.

L’Abf ritiene di conformarsi all’orientamento della Suprema Corte di Cassazione, che ravvisa nel rapporto tra il titolare dell’assegno circolare e l’istituto bancario emittente un contratto di mandato, in virtù del quale la banca, a ciò autorizzata dall’autorità competente, si obbliga ad emettere un titolo di credito all’ordine, per un importo disponibile presso di essa al momento dell’emissione e pagabile a vista presso tutti i recapiti dell’emittente (cfr. Cass. civ. 13 marzo 2018, n. 5889). Sempre seguendo il pronunciamento della Suprema Corte, qualora l’azione cartolare si prescriva per decorso del termine triennale dall’emissione (fissato dall’art. 84, comma 2 r.d. n. 1736 del 1933) senza che l’assegno circolare venga messo all’incasso, il mandato si estingue e l’emittente è obbligata a restituire la provvista al mandante. Il credito del mandante verso la banca per la restituzione si prescrive in dieci anni decorrenti dalla prescrizione dell’azione cartolare. Dunque, nel caso di specie, il credito del mandante verso la banca per la restituzione della provvista si sarebbe prescritto in data 21.10.2018, ciò che non è avvenuto in quanto, in data 25.09.2018, il cliente ha chiesto alla banca la restituzione della provvista, così interrompendo la prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c. La banca eccepisce che la sua obbligazione restitutoria si sarebbe estinta ex lege, quando la stessa, in data 1.06.2009, ha devoluto la provvista al Fondo per indennizzare le vittime di frodi finanziarie (alimentato tra l’altro dall’importo di conti correnti e rapporti bancari dormienti), in adempimento di quanto previsto dall’art. 345ter L. 23.12.2005, n. 266 (Finanziaria 2006) modificata dal d.l. 28.08.2008, n. 134. Secondo questa disposizione “gli importi degli assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione del relativo diritto (…), entro il 31 marzo di ogni anno sono comunicati dagli istituti emittenti al Ministero dell’economia e delle finanze e versati al fondo di cui al comma 343, entro il 31 maggio dell’anno successivo a quello in cui scade il termine di prescrizione. Resta impregiudicato nei confronti del fondo il diritto del richiedente l’emissione dell’assegno circolare non riscosso alla restituzione del relativo importo”. La tesi difensiva della banca non può essere accolta per i seguenti motivi.

La Suprema Corte di Cassazione, argomentando a fortiori dalla previsione dell’obbligazione restitutoria anche in capo al Fondo rapporti dormienti, afferma che l’obbligazione restitutoria dell’emittente non si estingue se non con il decorso del termine di prescrizione decennale, che a sua volta decorre dalla scadenza della prescrizione triennale dell’azione cartolare (cfr. Cass. civ. 13 marzo 2018, n. 5889 cit.). Questo Collegio condivide la soluzione adottata sul punto dalla Suprema Corte. Ci sono poi ulteriori motivi che persuadono il Collegio della correttezza di questa conclusione. Una volta che il mandato si estingue per l’obiettiva impossibilità della banca di dare corso al pagamento, la stessa resta tuttavia obbligata, nella sua qualità di mandataria, a rendere conto al mandante del suo operato e a rimettergli “tutto ciò che ha ricevuto a causa del mandato” (art. 1713 comma 1 c.c.). La banca é poi, comunque, obbligata, nella sua qualità di mandataria, “a rendere note al mandante le circostanze sopravvenute” idonee a “determinare la revoca o la modificazione del mandato” (art. 1710, comma 2 c.c.), quale deve ritenersi la circostanza del mancato incasso degli assegni circolari entro il termine triennale di prescrizione dell’azione cartolare. Nel caso di specie, invece, la banca emittente non ha informato il cliente, come era suo obbligo in base al contratto di mandato, del mancato incasso dell’assegno nel termine di prescrizione triennale; non ha offerto al mandante la restituzione della provvista, come era suo obbligo all’estinzione del mandato; né ha reso conto al mandante, come era suo dovere, del suo operato (ivi compresa la devoluzione della provvista al Fondo).

In conclusione, la banca si è resa inadempiente verso il cliente alle obbligazioni che su di essa gravavano in virtù del contratto di mandato perfezionato col cliente. Questo Collegio non può dunque condividere la tesi secondo cui la banca che devolve la provvista degli assegni circolari non riscossi al Fondo non avrebbe alcun obbligo di informazione e/o interpello verso il cliente in quanto ciò non sarebbe espressamente previsto dall’art. 345ter L. 266 del 2005. Al contrario, tale obbligazione di informazione e rendiconto deriva per la banca dalla disciplina del contratto di mandato perfezionato col cliente, che non può ritenersi derogata sul punto dal silenzio della norma speciale.

A ciò si aggiunga che anche la disciplina speciale della devoluzione della provvista al Fondo Rapporti Dormienti, secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata, che tenga in debita considerazione la tutela costituzionale della proprietà privata, deve essere a sua volta intesa come uno speciale modo di acquisto a titolo originario della proprietà della provvista in capo al Fondo sul presupposto della sua derelizione da parte del legittimo proprietario (il cliente-mandante della banca), derelizione che nel caso di specie non è avvenuta né si può legittimamente presumere. Se si guarda alla più articolata disciplina della devoluzione dei “depositi dormienti” contenuta d.p.r. 22 giugno 2007, n. 116, l’acquisto della proprietà a titolo originario dei “depositi dormienti” in capo al Fondo avviene sul presupposto della loro derelizione da parte del titolare, che si presume ex lege al ricorrere di un duplice presupposto: 1) che “non sia stata effettuata alcuna operazione o movimentazione ad iniziativa del titolare del rapporto o di terzi da questo delegati (…) per il periodo di tempo di 10 anni decorrenti dalla data di libera disponibilità delle somme e degli strumenti finanziari di cui all’art. 2 comma 1” del medesimo d.p.r. (art. 1, lett. b) e che, alla scadenza dei dieci anni, 2) il titolare del rapporto, invitato dall’intermediario “ad impartire disposizioni entro il termine di 180 giorni dalla data della ricezione”, non risponda, benché sia stato espressamente avvisato che “decorso tale termine, il rapporto verrà estinto e le somme ed i valori relativi a ciascun rapporto verranno devoluti al fondo” (art. 3, comma 1). L’art. 345ter della legge 23.12.2005, n. 266 integrata dal DL 28.08.2008, n. 134 non autorizza a ritenere che il Fondo acquisti a titolo originario la proprietà della provvista degli assegni circolari non incassati nel termine triennale di prescrizione dell’azione cartolare per il solo fatto del versamento. Ciò si inferisce dal fatto che l’art. 345ter cit. ha cura di precisare che “resta impregiudicato nei confronti del fondo il diritto del richiedente l’emissione dell’assegno circolare non riscosso alla restituzione del relativo importo”.

La prescrizione decennale dell’azione restitutoria del proprietario decorrerà a sua volta, ai sensi dell’art. 2935 c.c., da quando il relativo diritto può essere fatto valere nei confronti del fondo, vale a dire dal momento in cui il possesso della somma gli viene trasferito dalla banca che ne abbia avvisato il cliente-mandante, e non dalla emissione del titolo. Nel caso di specie, quando la ricorrente avanzò domanda di restituzione al fondo, in data 19.10.2018, il termine di prescrizione decennale non era ancora trascorso, dovendosi assumere come dies a quo quello del versamento al fondo (1.06.2019) e non già quello dell’emissione dell’assegno. Tale circostanza porta altresì ad escludere che nel caso di specie possa presumersi l’avvenuta derelizione della somma da parte del legittimo proprietario. Un’interpretazione costituzionalmente orientata del disposto dell’art. 345ter cit. porta questo Collegio a ritenere che, nel caso degli assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione di cui all’art. 84, comma 2 r.d. 21.12.1933, n. 1736, l’intermediario si liberi dall’obbligazione di restituzione nascente dal mandato non nel momento in cui versa la provvista al Fondo bensì nel momento in cui possa presumersi l’avvenuta derelizione della stessa da parte del legittimo proprietario. Tale presunzione presuppone che la banca abbia informato il cliente della devoluzione, in adempimento delle obbligazioni nascenti dal mandato e che permanga l’inerzia del cliente per dieci anni dopo che il possesso della somma è stato trasferito al Fondo. In una prospettiva costituzionalmente orientata, solo la derelizione della provvista da parte del proprietario può legittimare l’acquisto a titolo originario in capo al Fondo.

Si deve dunque concludere che quando il ricorrente ha chiesto alla banca, in data 25.09.2018, la restituzione della provvista degli assegni circolari non riscossi nel termine triennale di prescrizione dell’azione cartolare, egli aveva diritto di pretendere tale restituzione sia ai sensi del contratto di mandato perfezionato con la banca ai fini della emissione dei titoli, non essendo ancora scaduto il termine decennale di prescrizione del suo credito per la restituzione verso la banca, che in quanto proprietario (benché non più possessore) della somma (non avendo ancora il Fondo acquistato la proprietà a titolo originario della provvista). Pertanto, il rifiuto della banca di procedere alla restituzione ha integrato un inadempimento contrattuale della stessa, non costituendo il versamento della somma al Fondo senza il preventivo interpello del cliente una causa di esclusione della responsabilità contrattuale della banca alla luce di una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 345ter cit. Deve altresì escludersi che in data 19.10.2018 si fosse già estinta l’azione di responsabilità contrattuale verso la banca, atteso che il termine di prescrizione di quest’ultima è decennale (ex art. 2946 c.c.).

Ne consegue, per i motivi illustrati, che la banca è obbligata a risarcire alla ricorrente il danno da inadempimento contrattuale, pari all’importo della provvista non restituita dei sei assegni circolari non riscossi nel termine triennale di cui all’art. 84, comma 2 r.d. 1736 del 1933, dunque la somma di € 58.000. Tale somma deve poi essere maggiorata dell’importo degli interessi moratori di cui al d.lgs. 9.10.2002, n. 231, con decorrenza dal 25.09.2018 fino alla data dell’effettivo pagamento.

 

Qui la decisione.

 

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