Responsabilità per danni da cose in custodia (nel caso di sinistro stradale).



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 21 gennaio 2021, n. 1115.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima ordinanza in oggetto, la Sesta Sezione Civile ha statuito che, in tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggi diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione, anche ufficiosa, dell’art. 1227, primo comma, c.c., richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall’art. 2 della Costituzione.

Ne consegue che, quanto più la situazione di possibile danno sia suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente debba considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un’evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l’esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro.

Costituisce poi pacifica acquisizione della giurisprudenza il principio per cui anche in relazione all’applicazione dell’art. 2051 c.c., rimane a carico del danneggiato l’onere della prova circa l’esistenza del nesso di causalità tra la cosa in custodia (nella specie, la strada) ed il fatto dannoso[1]. Nel caso di specie, il Tribunale ha fatto buon governo di tali principi. Invero, la sentenza impugnata ha evidenziato che il danneggiato aveva compiuto allegazioni generiche circa l’esatta individuazione del tratto di strada su cui era avvenuto il sinistro, non aveva prodotto fotografie relative allo stato dei luoghi e non aveva richiesto l’intervento delle forze dell’ordine subito dopo i fatti. Di conseguenza, anche in considerazione dell’ottima visibilità, era da ritenere che, se la conducente avesse guidato con la dovuta prudenza, avrebbe certamente visto il brecciolino ed avrebbe evitato il sinistro.

 

 

Qui la pronuncia.


[1] Cfr. Cass. 22 dicembre 2017, n. 30775; Cass. n. 30 ottobre 2018, n. 27724; Cass. n. 13 febbraio 2019, n. 4160.

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