Legittimazione ed interesse ad agire della società fiduciaria (per la gestione di portafoglio titoli conclusa senza atto scritto).



5 min read

Nota a Cass. Civ., Sez. I, 23 dicembre 2020, n. 29410.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte, precisato che

  • La giurisprudenza di legittimità incardina il rapporto tra fiduciante e società fiduciaria, regolato dalla I. n. 1966 del 1939, nel mandato senza rappresentanza. Coerentemente con un filo conduttore che prende le mosse dalla giurisprudenza già esaminata, la Corte, con l’ordinanza n. 7364 del 2018 ha chiarito che: “in tema di negozi fiduciari, l’attività di amministrazione compiuta dalla società fiduciaria, caratterizzata dalla facoltà di compiere per conto del cliente un’attività volta alla realizzazione sui singoli beni ad essa affidati di una serie di atti giuridici coordinati in vista del raggiungimento di un risultato, è qualificabile come mandato senza rappresentanza con la conseguenza che le azioni a tutela della proprietà dei beni spettano al fiduciante mentre quelle inerenti la gestione dei beni affidati spettano al fiduciario“. Il principio esposto, ove applicato all’oggetto del negozio fiduciario dedotto nel presente giudizio, consistente nella gestione di un portafoglio titoli, permette di riconoscere in capo alla società ricorrente la legittimazione attiva relativamente alle azioni proposte nei confronti della banca intermediaria.

  • Alla società fiduciaria, mediante l’intestazione dei titoli e la stipulazione in suo nome del contratto d’investimento con la banca intermediaria, spetta integralmente il compito di “gestione” che costituisce il proprium nel negozio fiduciario. Il fiduciante ha conferito la provvista ma l’intero complesso di poteri ed obblighi derivanti causalmente dalla stipula dei contratto e dall’intestazione dei titoli è, nella vigenza fisiologica del pactum fiduciae, in capo alla società fiduciaria. Tale complesso di poteri ed obblighi non si risolve soltanto nell’ordine di acquisto o in quello di dismissione ma, come conseguenza diretta della stipula, in nome proprio, del contratto d’investimento, si estende alle azioni poste a tutela della conservazione e dell’implementazione del portafoglio. L’azione di nullità o di accertamento dell’inadempimento agli obblighi informativi con finalità solutorie o risarcitorie, sono azioni a tutela degli investimenti e discendono dalla stipulazione del contratto quadro. Non riguardano la “proprietà” in senso statico della provvista o dei titoli stessi (peraltro intestati alla società fiduciaria) ma la corretta ed adempiente esecuzione del mandato. L’impostazione seguita è confortata dalla sentenza delle S.U. n. 24772 del 2008 con la quale è stato affermato che “In tema di azioni esercitabili dal mandante nell’ipotesi di mandato senza rappresentanza, il sistema normativo è imperniato sul rapporto regola-eccezione, nel senso che, secondo la regola generale (art. 1705, primo comma cod. civ.), il mandatario acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti dagli atti compiuti con i terzi, che non hanno alcun rapporto con il mandante, mentre costituiscono eccezioni le disposizioni, tanto sostanziali quanto processuali, che prevedono l’immediata reclamabilità del diritto (di credito o reale) da parte del mandante, con conseguente necessità di stretta interpretazione di queste ultime e dell’esclusione di qualunque integrazione di tipo analogico o estensivo, nell’ottica della tutela della posizione del terzo contraente. Ne deriva che l’espressione “diritti di credito derivanti dall’esecuzione del mandato” (art. 1705, secondo comma, c. c.), che accorda al mandante pretese dirette nei confronti del terzo contraente, va circoscritta all’esercizio dei diritti sostanziali acquistati dal mandatario, rimanendo escluse le azioni poste a loro tutela (annullamento, risoluzione, rescissione, risarcimento del danno).

  • Le azioni proposte dalla società ricorrente corrispondono esattamente a quelle che, secondo le S.U. richiamate, sono da ricondurre all’esercizio dei “diritti sostanziali acquistati dal mandatario” e la legittimazione non può che estendersi anche alle conseguenze restitutorie e risarcitorie dell’esercizio delle azioni stesse, in quanto volte a ripristinare, a vantaggio del mandante, la lesione dei diritti patrimoniali dovuta all’esecuzione di una gestione derivante da un contratto invalido o senza adempiere agli obblighi, soprattutto di natura informativo-conoscitiva, assunti.

  • Si deve rilevare che la previsione di un potere sostitutorio dei diritti del mandante nei confronti dei terzi, nei limiti indicati nell’art. 1705, primo comma, c.c. non esclude ma anzi sottolinea il contenuto dei diritti esercitabili dal mandatario, ove agisca diligentemente in funzione degli interessi del mandante, come posto in luce dalla sentenza delle S.U. sopra indicata.

  • Deve rilevarsi, infine, che, con specifico riferimento ai contratti di borsa, la Corte di Cassazione è intervenuta con la pronuncia n. 10333 del 2018 precisando che le società fiduciarie, “conformemente alle comunicazioni Consob 4 novembre 1998, n. 98086703 e 10 marzo 2006, n. 6022348, possono rendersi intestatarie di contratti di investimento per conto dei propri fiducianti, purché resti preservata la diretta riferibilità al cliente fiduciante della volontà contrattuale e delle connesse tutele. Ne consegue che la qualità sostanziale di investitori spetta, non già alla società fiduciaria, ma alle persone fisiche fiducianti, rispetto alle quali devono essere adempiuti gli obblighi informativi e di comportamento previsti dal Regolamento Consob n. 11522 del 1998 con riguardo all’eventuale inadeguatezza dell’operazione, restando irrilevante la circostanza che la società fiduciaria rientri nella categoria degli operatori qualificati di cui al medesimo regolamento“. La decisione non si pone in contrasto con la soluzione indicata dal Collegio in relazione alla legittimazione ad agire della società fiduciaria nel caso di specie dal momento che la normativa secondaria introdotta dai Regolamenti Consob è finalizzata a rafforzare la tutela dell’investitore, anche quando agisca mediante una società fiduciaria, in veste di mandataria senza rappresentanza, nello specifico senso di estendere il regime protezionistico posto in funzione di riequilibrio dell’asimmetria informativa che caratterizza questa tipologia di rapporti contrattuali anche all’ipotesi in cui la società fiduciaria sia intestataria dei titoli ed abbia sottoscritto il contratto quadro (nel caso affrontato nella sentenza da ultimo citata, peraltro, si trattava di negoziazioni di titoli e non di gestione di portafogli), rilevando ai fini delle norme di protezione applicabili la qualità soggettiva dell’investitore mandante e non della società fiduciaria. Ma tale impostazione, direttamente discendente dall’impianto consumeristico della disciplina normativa di settore non limita la legittimazione della società fiduciaria che in esecuzione del mandato intenda agire a tutela dei diritti patrimoniali eventualmente pregiudicati dalla violazione delle regole normative e contrattuali che regolano il contratto ed il rapporto,

ha accolto, conclusivamente, il ricorso con la precisazione che deve essere affermata la legittimazione e l’interesse ad agire della società fiduciaria ricorrente in relazione al contratto di gestione portafoglio titoli che risulta concluso senza un atto scritto.

 

 

Qui la pronuncia.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap