La condotta di falsificazione e/o uso di un assegno circolare integra un mero illecito civile.



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Nota a Cass. Pen., Sez. II, 29 settembre 2020, n. 29789.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte ha rilevato che il reato di cui all’art. 489 c.p.. (uso di atto falso), dopo l’abrogazione del suo secondo comma, per effetto del decreto legislativo 15 gennaio 2016 n. 7, quando abbia ad oggetto un assegno circolare, non è previsto dalla legge come reato, non rientrando nell’ambito della nuova formulazione dell’art. 491 c.p., che fa riferimento “alle falsità prevedute dagli artt. precedenti”. Va ricordato, infatti, che, in tema di falso in scrittura privata, a seguito dell’abrogazione dell’art. 485 c.p. e della nuova formulazione dell’art. 491 .p. ad opera del decreto legislativo 15 gennaio 2016, n. 7, la condotta di falsificazione di un assegno circolare non rientra più tra quelle soggette a sanzione penale, integrando un mero illecito civile, atteso che detto assegno è per sua natura non trasferibile.

In altre parole, non solo la falsificazione di un assegno circolare (art. 485 c.p.), ma anche l’uso di un assegno circolare falso da parte di chi non abbia concorso nella falsità (art. 489 c.p.), deve ritenersi condotta non più prevista dalla legge come reato, in quanto non rientrante nella categoria delle falsità in scritture private previste dal nuovo art. 491 c.p., che fa riferimento soltanto al testamento olografo, alla cambiale o ad altro titolo di credito trasmissibile per girata o al portatore, quali documenti “privati”, equiparati agli atti pubblici, la cui falsificazione o il cui uso rimangono penalmente rilevanti.

 

 

Qui la sentenza.

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