La valenza probatoria della quietanza di pagamento.



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Nota a ABF Napoli, 18 maggio 2020, n. 9190.

di Donato Giovenzana

 

Il ricorrente chiede all’Arbitro di pronunciare la condanna dell’intermediario convenuto allo svincolo immediato in proprio favore, quale unico erede del de cuius, delle seguenti somme: euro 14.549,00, pari al 50% di euro 29.098,05, quale saldo attivo di conto corrente acceso presso l’intermediario convenuto, in conformità alle risultanze della dichiarazione di sussistenza dei valori alla data del decesso del de cuius, oltre interessi e rivalutazione dalla messa in mora al giorno del pagamento effettivo.

L’intermediario si oppone alle pretese del ricorrente e chiede la dichiarazione di cessazione della materia del contendere, in quanto assume di aver già disposto la liquidazione della quota parte della posizione successoria oggetto di controversia a seguito della firma da parte del ricorrente della quietanza liberatoria.

Il ricorrente controreplica che:

1) in data 10.2.2020 l’intermediario provvedeva ad adempiere solo in parte alla propria obbligazione, attraverso il versamento in suo favore di euro 9.946,92, anziché di euro 14.549,00;

2) il modulo firmato dal ricorrente in data 7.2.2020 contenente una clausola liberatoria nei confronti della banca, veniva ottenuto da quest’ultima in violazione degli obblighi di lealtà e di correttezza;

3) il predetto modulo non può spiegare gli effetti sperati in quanto è stato da lui tempestivamente revocato;

4) la banca si rifiutava di fornire spiegazioni in ordine al minor importo corrisposto in corso di causa al ricorrente.

L’intermediario a sua volta chiarisce che:

i) il decesso del de cuius avveniva in data 17.7.2018, ma la banca ne veniva a conoscenza soltanto il 21.6.2019 e cioè il giorno successivo alla presentazione da parte dell’odierno ricorrente della dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà;

ii) in data 30.6.2019 il saldo del conto era già di euro 19.891,49 e ciò per cause non imputabili alla banca; sul conto, infatti, come risulta dagli estratti conto allegati in atti, venivano addebitati mensilmente diversi importi;

iii) la banca liquidava al ricorrente la metà del saldo del conto alla data del 10.2.2020 per euro 9.883,52;

iv) il predetto conto non può essere chiuso perché è ancora in corso la successione dell’altra cointestataria.

La controversia attiene quindi alla lamentata condotta dell’intermediario che, secondo la prospettazione del cliente, negherebbe lo svincolo della quota ereditaria di propria spettanza giacente sul conto corrente del defunto fratello (conto cointestato e regolato da operatività a firma disgiunta). In particolare, il ricorrente si rivolge all’Arbitro per ottenere il riconoscimento del proprio diritto alla liquidazione del 50% della sussistenza attiva giacente nel suddetto rapporto. Dal canto suo, l’intermediario convenuto dichiara di aver provveduto alla liquidazione anzidetta e produce, quale prova dell’avvenuto pagamento al cliente, copia della quietanza di pagamento, sottoscritta personalmente dal ricorrente, il quale non ha disconosciuto la relativa sottoscrizione. Orbene, dall’analisi del documento in parola, si evince chiaramente che il ricorrente abbia espresso in termini non equivoci la propria volontà di rinunciare alla corresponsione da parte dell’intermediario di ulteriori somme di denaro e, di essere, dunque, pienamente soddisfatto di quanto ricevuto dalla banca in sede di liquidazione della quota ereditaria (“Nel riconoscere di nulla aver più a pretendere da Voi in dipendenza della liquidazione di cui trattasi, i sottoscritti dichiarano con la presente di tenerVi sollevati ed indenni da ogni e qualsiasi responsabilità, danno o pregiudizio, che possa comunque derivarVi dalla liquidazione come sopra effettuata…”.

A tal proposito, l’Abf evidenzia le seguenti circostanze:

i) nella quietanza di pagamento è chiaramente riportato il “saldo attuale” giacente sul conto corrente (euro 19.761,04) de quo, nonché l’esplicita dicitura “DA PAGARE SOLO IL 50% DEL SALDO DISPONIBILE”;

ii) dalla copia dell’estratto conto allegato dal ricorrente risulta il versamento in suo favore della somma di euro 9.946,92, effettuato tramite bonifico bancario;

iii) il saldo attivo del conto corrente de quo, alla data di presentazione della lettera di successione ereditaria, ammontava ad euro 19.775,84.

Alla luce dei suddetti elementi, il Collegio reputa sussistenti, nella specie, gli estremi per dichiarare cessata la materia del contendere tra le parti. Né vale eccepire che la banca abbia provveduto soltanto in parte ad adempiere alla propria obbligazione, mediante un versamento parziale dell’importo rivendicato dal ricorrente, secondo cui esso ammonterebbe non già ad euro 19.761,04, bensì ad euro 29.098,05, con la conseguenza che la quota ereditaria di sua spettanza sarebbe di euro 14.549,00 (a riprova di quanto affermato, l’istante allega copia dalla “dichiarazione di sussistenza dei valori alla data del decesso del de cuius” del 16.7.2019).

Ed infatti, l’intermediario convenuto, nelle proprie controrepliche, ha chiarito di essere venuto a conoscenza del decesso del de cuius soltanto il 21.6.2019, ossia all’incirca un anno dopo il verificarsi dell’evento morte (17.07.2018); pertanto, in questo frangente, ha evidentemente registrato in conto diversi addebiti periodici che inevitabilmente riducevano il saldo attivo risultante alla data di decesso del de cuius (pari euro 29.098,05).

Per  il Collegio arbitrale pare dirimente la giurisprudenza di legittimità, in materia di quietanza di pagamento, laddove statuisce che:

La dichiarazione di quietanza indirizzata al solvens ha efficacia di piena prova del fatto del ricevuto pagamento dalla stessa attestato, con la conseguenza che, se la quietanza viene prodotta in giudizio, il creditore quietanzante non può essere ammesso a provare per testi il contrario, e cioè che il pagamento non è in effetti avvenuto, a meno che dimostri, in applicazione analogica della disciplina dettata per la confessione dall’art 2732 c.c., che la quietanza è stata rilasciata nella convinzione, fondata su un errore di fatto, che la dichiarazione rispondesse al vero” (Cass., SS.UU., 22.9.2014, n. 19888).

Onde, la dichiarazione dell’accipiens rivolta al solvens richiedente (per l’appunto la quietanza tipica) presenta la stessa valenza della confessione stragiudiziale, di cui all’art. 2735 c.c.; corollario logico di tale equiparazione è, da un lato, l’irrevocabilità della confessione – salvo che non sia provato che è stata determinata da errore di fatto o da violenza (art. 2732 c.c.) – e, dall’altro, l’efficacia di piena prova dei fatti asseverati (art. 2733, 2° comma, c.c.). Ebbene, il ricorrente non pare aver assolto l’onere probatorio e gli elementi rappresentati non sono affatto sufficienti a dimostrare l’asserita scorrettezza delle modalità della condotta tenuta dalla banca convenuta. Discende da quanto precede che il Collegio, respinta ogni altra domanda, dichiara cessata la materia del contendere tra le parti.

 

 

Qui la decisione.

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