Coerede sottoposto ad amministrazione di sostegno: necessaria autorizzazione del Giudice tutelare.



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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 20 giugno 2020, n. 15191.

di Donato Giovenzana

 

Le circostanze fattuali

L’amministratore di sostegno della ricorrente (di lui madre), erede del de cuius, intestatario di alcuni rapporti di conto corrente presso la convenuta, lamenta che la banca non ha ancora liquidato le somme agli eredi depositate sui detti conti correnti, “perché richiede all’amministratore di sostegno [della ricorrente] ([sua] madre) un ulteriore atto del giudice Tutelare AUTORIZZAZIONE AD INCASSARE I CAPITALI DELLA SUCCESSIONE quando le altre banche e l’assicurazione vita dove [suo] zio B.P. (defunto) aveva depositato i capitali, hanno già liquidato agli eredi i capitali di propria spettanza”; parte ricorrente ha esperito reclamo facendo presente che “se il Giudice tutelare dà autorizzazione ad accettare l’eredità con il dettaglio delle somme depositate sul conto corrente dovrebbe essere implicito che autorizza l’incasso delle somme di spettanza di [sua] mamma”.   La banca, infatti, per poter procedere allo svincolo delle somme, richiede all’amministratore di sostegno della di lui madre (ricorrente), erede del de cuius, l’autorizzazione del Giudice Tutelare ad incassare i capitali della successione, non ritenendo a ciò sufficiente l’autorizzazione all’accettazione dell’eredità emessa dallo stesso Giudice Tutelare.  

 

La decisione del Collegio.

Secondo il Collegio Abf occorre, al riguardo,  in primo luogo richiamare il disposto di cui all’art. 374 c.c. (da ritenersi applicabile anche all’istituto dell’amministrazione di sostegno in virtù del richiamo effettuato dall’art. 411 c. c.), nel quale, tra gli atti che devono essere compiuti con l’autorizzazione del Giudice Tutelare, figurano come atti distinti e separati la riscossione di capitali (comma 1, n. 2) e l’accettazione di eredità (comma 1, n. 3).   Tale circostanza induce l’interprete a ritenere che l’autorizzazione all’accettazione dell’eredità non risulta assimilabile alla riscossione dei capitali, attività differente e per la quale risulta necessaria una autorizzazione ad hoc. Con riguardo poi ai contenuti del decreto di nomina dell’amministratore di sostegno si richiama il disposto di cui all’art. 405 c. c., relativamente all’identificazione degli atti che possono essere compiuti dal medesimo amministratore. Orbene, nel provvedimento di nomina dell’amministratore di sostegno non è espressamente prevista l’autorizzazione alla riscossione dei capitali in assenza dell’autorizzazione del Giudice tutelare. Al contrario, nella stessa sede, per l’attività di riscossione, si prevede che la stessa attività di riscossione non possa essere effettuata senza l’autorizzazione del Giudice Tutelare, all’uopo richiamando il disposto di cui all’art. 374 . c.   Per il che le richieste della banca, di esibizione della apposita autorizzazione del Giudice Tutelare, trovano pertanto conforto nell’atto stesso che ha nominato l’amministratore di sostegno della ricorrente.

 

 

Qui la decisione.

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