Piano di distribuzione dei rischi assicurati: necessaria una verifica dell’adeguatezza dell’assetto sinallagmatico.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 9 luglio 2020, n. 14595.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima ordinanza, la Terza Sezione Civile evidenzia come l’operazione economica sottesa a una polizza assicurativa debba risultare funzionale alla realizzazione di un piano di distribuzione dei rischi, che garantisca l’equilibrio delle posizioni contrattuali.

La giurisprudenza di legittimità è, invero, particolarmente attenta a disvelare i tentativi di veicolare la gestione di interessi di parte attraverso il simulacro di clausole che, in concreto, risultino “neutralizzatrici” o, finanche, “traslative” del rischio, a esclusivo vantaggio del soggetto assicuratore: trattasi, in altri termini, di condizioni che si risolvono in una fonte di rendita parassitaria e che risultano eccedenti rispetto al corretto equilibrio tra premi e rischi.

Tale ultima situazione deve, pur tuttavia, essere correttamente raffrontata con le fisiologiche peculiarità del contratto di assicurazione, che si fonda su un quid pluris rispetto ai comuni contratti corrispettivi, rappresentato, segnatamente, dalla comunione tecnica dei rischi (ovverosia da quella complessa e raffinata operazione, basata su metodologie statistico – attuariali, che consente, alle imprese assicuratrici, di assumere i rischi, calcolando il premio corrispondente). In tal guisa, il premio assicurativo rappresenta, infatti, la traduzione, in termini giuridici, di un’operazione economica, assumendo la funzione di corrispettivo non già per il rischio nel singolo contratto, ma per il rischio medio, calcolato sulla base di elementi probabilistici, in relazione a una massa di rischi omogenei. Posto che gli effetti del singolo contratto non sono indifferenti per gli appartenenti alla medesima classe, è facile intuire quanto ciò influisca sull’oggetto, sulla causa, sulle posizioni delle parti, in sostanza sull’equilibrio delle prestazioni assunte.

L’indubbia inferenza che tale descritta peculiarità esercita su oggetto, causa, posizione delle parti contraenti ed equilibrio delle prestazioni ivi assunte, pare essere la ratio giustificatrice dell’approccio quasi “riottoso” della giurisprudenza di legittimità a favore della sinallagmaticità del contratto di assicurazione: la Corte ha, infatti, ritenuto che la corrispettività e l’equilibrio sinallagmatico siano costituiti dallo scambio della promessa di pagare l’indennità, da parte dell’assicuratore, a fronte del pagamento del corrispettivo, mentre la misura del premio non debba entrare nello scambio privatistico, poiché condizionata da fattori esogeni, derivanti dall’inserimento del rischio singolo nella c.d. comunione dei rischi, pur non impedendo, tuttavia, di considerare che “la determinazione del premio di polizza non [possa] non assumere valore determinante al fine di accertare quale sia il limite massimo dell’obbligazione facente capo all’assicuratore, onde quell’equilibrio sinallagmatico possa dirsi in concreto rispettato” e che debba esservi “corrispondenza tra ammontare del premio e contenuto dell’obbligazione dell’assicuratore[1].

In tal senso, le rassegnate peculiarità del contratto di assicurazione recuperano una certa rilevanza anche dalla prospettiva del soggetto assicurato.

Nel regolamento contrattuale, si combinano tre tipologie di clausole: 1) la prima include quelle che disciplinano l’oggetto dell’assicurazione in maniera ampia (se non addirittura amplissima); 2) la seconda ricomprende quelle che escludono dalla garanzia una serie di danni; 3) la terza e ultima è inclusiva di tutte quelle condizioni che includono nella copertura buona parte dei rischi prima esclusi, previo pagamento di un eventuale sovrappremio. Di conseguenza, posto che ogni delimitazione dell’oggetto del contratto concorra a determinare uno spostamento dell’onere economico, dall’assicuratore all’assicurato, tutte le volte in cui a ciò non faccia da contraltare la riduzione (proporzionale) del premio, un’eventuale clausola di esonero o di limitazione della responsabilità può rivelarsi elemento sintomatico del vantaggio che l’impresa assicuratrice si sia ingiustificatamente riservato, non essendo dirimente, in senso contrario, la circostanza fattuale che l’assicurato abbia consapevolmente accettato il piano propostogli.

Di talché, è oltremodo necessario verificare se il piano di distribuzione dei rischi soddisfi il requisito della causa in concreto “sotto il profilo della liceità e dell’adeguatezza dell’assetto sinallagmatico rispetto agli specifici interessi perseguiti dalle parti[2] o se, per converso, vi siano gli estremi di uno squilibrio significativo tra i diritti e gli obblighi delle parti, che è quanto si verifica allorché venga messa in dubbio (proprio per la presenza di clausole di delimitazione del rischio) la ricorrenza dell’interesse effettivo di una delle parti per la stipulazione del contratto (sanzionando, consequenzialmente, quelle pattuizioni che valgano ad assicurare un rischio nullo o cessato, rispettivamente, per difetto originario, ex art. 1904 c.c. o sopravvenuto, ex art. 1896 c.c., della causa dello spostamento patrimoniale a carico del contraente), sicché il quantum del premio non risulti sorretto da alcuna giustificazione.

 

 

Qui la pronuncia.


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. III, 30 aprile 2010, n. 10596, con nota di C. M. Ciarla, Il premio versato deve corrispondere al tipo di rischio assicurato: principio alla luce del quale deve essere interpretato il contratto di assicurazione, in Diritto & Giustizia, fasc. 0, 2010, 272; D. de Strobel – V. Ogliari, Commento alla sentenza Cass., sez. III, 30 aprile 2010, n. 10596. “Criteri per una corretta interpretazione di un contratto di assicurazione, nella specie polizza furti”, in Diritto e Fiscalità dell’assicurazione, fasc. 1, 2011, 302.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. Un., 24 settembre 2018, n. 22437, con commento di A. Zurlo, Clausole claims made: la meritevolezza cede il posto all’adeguatezza contrattuale, in Diritto.it, 9 ottobre 2018, https://www.diritto.it/clausole-claims-made-la-meritevolezza-cede-posto-alladeguatezza-contrattuale/; P. Corrias, La sentenza a sezioni unite del 24 settembre 2018 n. 22437. Più luci che ombre., in Banca Borsa Titoli di Credito, fasc. 2, 2019, 152; C. Boiti, Le clausole claims made tra tipicità e pluralità dei rimedi., in Giurisprudenza Commerciale, fasc. 6, 2019, 1367; M. Summa, Le clausole ‘claims made’ allo scrutinio delle Sezioni Unite, in Diritto & Giustizia, fasc. 166, 2018, 14; G. Miotto, Per le Sezioni Unite la claims made è (sempre stata) «atipica», ma…, in Responsabilità Civile e Previdenza, fasc. 1, 2019, 0175B; M. Campobasso, Evoluzioni e rivoluzioni nella giurisprudenza in tema di assicurazioni claims made., in Banca Borsa Titoli di Credito, fasc. 2, 2019, 138; Cass. Civ., Sez. III, 25 giugno 2019, n. 16902, in dejure.it.

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