I profili di responsabilitá della banca nel caso di protesto illegittimo



3 min read

di Marco Chironi

 

Con sentenza del 24 aprile 2020 n. 2950, il Tribunale di Napoli ha affrontato il tema della responsabilità della Banca a seguito di erroneo protesto di assegno bancario.

Nel caso di specie, un correntista si rivolgeva presso la propria filiale presentando domanda per la concessione di un mutuo finalizzato all’acquisto di un immobile. Dall’istruttoria preliminare all’erogazione del mutuo emergeva che il suo nominativo era iscritto nel Registro dei Protesti, unitamente a quello del padre cointestatario del conto corrente. Si apprendeva che il protesto era stato levato a seguito della portata all’incasso di un assegno bancario tratto sul c/c intestato agli attori il cui smarrimento, però, era stato tempestivamente denunciato ai Carabinieri locali, con verbale di denuncia immediatamente trasmesso alla Banca per conoscenza.

Nei mesi successivi infatti, la Banca aveva dapprima elevato tale protesto nei confronti dei correntisti e, successivamente l’aveva iscritto nel Registro dei Protesti con la seguente motivazione: “IRREGOLARITA’ DELL’ASSEGNO – ASSEGNO DENUNCIATO SMARRITO O RUBATO – Assegno recante una firma di traenza illeggibile e non corrispondente allo specimen”.

Preliminarmente a detto giudizio, i correntisti avviavano un procedimento ex art. 700 c.p.c., all’esito del quale il Tribunale di Napoli aveva ordinato alla Camera di Commercio di Milano di sospendere la pubblicazione del protesto elevato nei confronti dei ricorrenti.

Per tali ragioni, gli stessi adivano in giudizio la Banca chiedendo la sua condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.

In primo luogo, il Tribunale ha affermato la responsabilità della Banca per l’illegittima levata del protesto e, in particolare, per non avere dimostrato di aver segnalato al notaio che il titolare del conto corrente era un soggetto diverso da quello il cui nome figurava nella sottoscrizione dell’assegno. Per tali motivi, ha accolto la domanda di parte attrice volta ad ottenere la cancellazione dei nominativi dal Registro dei Protesti.

Con riferimento al danno patrimoniale i correntisti hanno evidenziato che, a causa dei ritardi derivanti dalla vicenda in esame, sono stati costretti ad accettare condizioni di mutuo più onerose. Sul punto, il Tribunale ha osservato che, sulla base dell’escussione dei testi, la prima domanda di mutuo proposta dai correntisti è stata rifiutata dalla Banca perché non adeguata. In ogni caso, quand’anche il ritardo fosse dipeso dal protesto levato, il giudice ha ritenuto di non poter concludere che la Banca “impose” condizioni più gravose in conseguenza del protesto. Per tali motivi, nulla è stato riconosciuto a titolo di risarcimento del danno patrimoniale.

Quanto al danno non patrimoniale, il Tribunale ha statuito che  «in tema di risarcimento del danno da protesto di assegno bancario, la semplice illegittimità del protesto, pur costituendo un indizio in ordine all’esistenza di un danno alla reputazione, non è di per sè sufficiente al risarcimento, essendo necessarie la gravità della lesione e la non futilità del danno, da provarsi anche mediante presunzioni semplici, oltre alla mancanza di un’efficace rettifica, fermo restando l’onere del danneggiato di allegare gli elementi di fatto dai quali possa desumersi l’esistenza e l’entità del pregiudizio, come la lesione di un diritto della persona, sotto il profilo dell’onore e della reputazione, o la lesione della vita di relazione o della salute[1].

In ossequio a tale principio, il Tribunale ha rigettato la domanda, in quanto parte attrice non ha fornito prova dell’esistenza e dell’entità del danno non patrimoniale, non essendo sufficiente di aver allegato una presunta lesione dell’onore e della reputazione subita dal correntista – per molti anni dipendente di quella Banca e di quella Filiale – e in quanto non è stato provato che il ritardo nella concessione del mutuo sia dipeso dal protesto.


[1] In applicazione del suddetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto il danno non provato, attesa la pubblicazione sul bollettino con la causale “firma contestata” e l’annotazione che la firma fosse risultata “apocrifa”: Sez. 1, Sentenza n. 23194 del 11/10/2013; Sez. 1, Sentenza n. 7211 del 25/03/2009; Sez. 3, Sentenza n. 2226 del 16/02/2012.

Qui il testo della sentenza

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap