Nesso di strumentalità e buona fede della Banca



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Nota a Cass. Pen., Sez. V, 27 gennaio 2020, n. 3250.

di Donato Giovenzana

 

Rilevante scrutinio della Suprema Corte in tema di credito ipotecario del terzo (banca) rispetto alla confisca ove non strumentale all’attività illecita del proposto ed in presenza della buona fede del creditore.  

La Cassazione – a cui si erano “rivolti” due istituti di credito in ragione della negazione dell’ammissione al passivo dei loro crediti, avendo il competente Tribunale ravvisato sia il nesso di strumentalità dei finanziamenti concessi  con le attività illecite del proposto – consistite in frodi fiscali attuate attraverso operazioni inesistenti – che l’assenza del requisito della buona fede in capo agli enti erogatori dei finanziamenti all’atto dell’accensione dei crediti –  ha statuito che ai sensi “dell’art. 52 d. lgs. n. 159 del 2011 la confisca di prevenzione non pregiudica i diritti di credito che risultino da data certa anteriore al sequestro, nonché i diritti reali di garanzia costituiti in epoca anteriore al sequestro a condizione che il credito non sia strumentale all’attività illecita o a quella che ne costituisce il frutto o il reimpiego, a meno che il creditore dimostri di avere ignorato in buona fede il nesso di strumentalità …………. per escludere l’ammissione allo stato passivo di un credito sorto anteriormente al sequestro, il Tribunale è tenuto a fornire analitica dimostrazione di due condizioni: una di carattere fattuale-oggettivo, ovvero che il credito non sia strumentale all’attività illecita o a quella che ne costituisce il frutto o il reimpiego, e l’altra di carattere soggettivo, afferente la dimostrazione della buona fede e dell’inconsapevole affidamento del creditore, con onere della prova a carico dei creditore medesimo”.

Secondo la Suprema Corte, “è, quindi, necessario, per fare salvo il diritto di credito dell’Istituto bancario, dipendente dal mancato pagamento delle rate dei finanziamenti, dimostrare e giustificare, in primo luogo, la circostanza che il finanziamento non sia stato strumentale alla attività illecita svolta dal mutuatario o al frutto e reimpiego della stessa, da individuarsi evidentemente in quella della commissione dei reati tributari e fiscali per i quali …… ha ricevuto condanna definitiva, e che hanno costituito il motivo fondante della affermata pericolosità sociale, che ha determinato la pronuncia di una confisca di prevenzione (anche) sugli immobili sui quali erano state accese le ipoteche a garanzia dei finanziamenti stessi.”

Prosegue la Cassazione Una volta dimostrata la effettività del nesso funzionale sopra accennato, si potrà affermare che ( ….ndr. le Banche) non vedranno pregiudicato il loro diritto di credito qualora siano stati in grado di dimostrare di aver ignorato senza colpa la finalizzazione del finanziamento concesso alla attività illecita o a quella che costituisce il frutto o il reimpiego di detta attività”.

Per gli Ermellini, dunque, in tema di accertamento della strumentalità del finanziamento alla attività illecita si “richiede come necessaria la verifica della corrispondenza temporale tra l’insorgenza del credito e l’accertata pericolosità sociale del debitore” ed a proposito della buona fede che la stessa “deve sussistere oggettivamente e che l’accertamento della buona fede diviene irrilevante se manca la prova della strumentalità del credito. Con la conseguenza che, nel caso di assenza di dimostrazione del nesso di strumentalità, la suddetta disposizione non consente che il diritto di credito del terzo, derivante da atto anteriore al sequestro, e assistito da ipoteca iscritta anteriormente, sia pregiudicato dalla confisca, a prescindere dall’atteggiamento “soggettivo” del creditore”.

 

 

Qui il testo integrale della sentenza.

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