La SC in tema di lettera di patronage e fidejussione



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Cass., 1 Sez. Civ., Ord. n. 32026 del 9.12.2019

di Donato Giovenzana

 

 


La Suprema Corte, investita della vexata quaestio,

  • ha preliminarmente osservato che per lettera di patronage  si intende un documento sotto forma di lettera di intenti a contenuto variabile che una società, detta patronnant, rilascia a favore di altra società, che normalmente appartiene allo stesso gruppo societario o su cui esercita un certo potere di controllo, per agevolarla nell’ottenimento o mantenimento di finanziamenti da parte di una banca;
  • precisando che la specifica funzione che assolvono le lettere di patronage non è tanto di quella di “garantire” l’adempimento altrui, nel senso in cui tale termine viene assunto nella disciplina della fideiussione, nelle quali il garante assume l’obbligo di eseguire la stessa prestazione dovuta dal debitore, quanto quella di rafforzare nel creditore cui la dichiarazione è indirizzata il convincimento che il patrocinato farà fronte ai propri impegni. In sostanza, le lettere di patronage sono strumenti giuridici diretti a rafforzare la protezione dei diritti del creditore ed il loro riconoscimento nell’ordinamento si giustifica per la loro idoneità a realizzare interessi certamente “meritevoli di tutela”, a norma dell’art. 1322 comma 2° c.c.;
  • osservando, altresì, che la rilevanza giuridica delle lettere di patronage varia a seconda del loro contenuto; tali dichiarazioni possono avere un contenuto meramente “informativo” (ad es. circa l’esistenza di una posizione di influenza della società che rilascia la dichiarazione sull’altra, con il solo impegno di comunicare eventuali cambiamenti nella detenzione della partecipazione, o circa le condizioni patrimoniali, economiche e finanziarie del patrocinato): in tale caso, un’eventuale responsabilità del patrocinante può essere affermata alla stregua dei principi dagli artt. 1337 e 1338 c.c. in materia di responsabilità pre-contrattuale atteso che il patronnant si inserisce nello svolgimento di trattative avviate tra altri soggetti allo scopo di agevolarne la positiva conclusione, creando ragionevoli aspettative sul buon esito dell’operazione. Incorre, a titolo di esempio, nella responsabilità pre-contrattuale il dichiarante che attesta falsamente di detenere una partecipazione nella patrocinata o dichiara mendacemente la solvibilità del debitore;
  • con la conseguenza che, se il patrocinante non si limita ad informare la banca in ordine alla propria posizione di influenza, ma assume dei veri e propri “impegni”, si configura a suo carico una vera e propria responsabilità contrattuale;
  • ritenendo, pertanto, che avessero natura “impegnativa” e fossero quindi riconducibili alle c.d. lettere di patronage ” forti” quelle dichiarazioni in cui il patrocinatore aveva assunto l’impegno di controllare ed adoperarsi affinché il patrocinato provvedesse all’adempimento delle proprie obbligazioni nei confronti del finanziatore destinatario della lettera di patronage, o di mantenere la propria partecipazione nella patrocinata e comunque di non cederla prima che fossero rimborsati dal debitore i crediti vantati nei suoi confronti dalla banca per capitali ed interessi; in tali fattispecie,  l’impegno assunto dal patronnant è consistito nell’assunzione di una determinata obbligazione di fare (controllo sull’adempimento del patrocinato ed il mantenimento della partecipazione fino all’estinzione del debito), la cui violazione ha esposto il patrocinante inadempiente ad un’azione risarcitoria;
  • ricordando che sotto il profilo del contenuto dell’impegno assunto dal patronnant, la lettera di patronage ” forte” è stata, altresì, ricondotta anche all’interno della fattispecie negoziale della promessa del fatto del terzo (art. 1381 c.c.), ove il patronnant non assuma un impegno diretto nei confronti del creditore (seppure solo attinente ad un obbligo di fare), ma si limiti a promettere che il patrocinato farà fronte alle proprie obbligazioni, con la conseguenza che qualora il terzo patrocinato non adempia quanto promesso alla banca dal dichiarante, quest’ultimo è tenuto ad indennizzare l’istituto di credito, come previsto dal citato art. 1381 c.c.;
  •  per il che, alla luce di quanto sopra illustrato, le differenze tra la lettera di patronage e la fideiussione sono evidenti.

La Cassazione ha peraltro sottolineato che

  • Il patronnant non assume mai, come il fideiussore, l’impegno di eseguire personalmente la prestazione in caso di inadempimento del patrocinato. Il promettente, in caso di inadempimento ( e promessa del fatto) del terzo, è tenuto a pagare solo un indennizzo e non all’integrale adempimento della prestazione del garantito;
  • nel caso in esame, la Corte di merito ha ricondotto alla fattispecie della fideiussione il secondo dei due impegni assunti dai sottoscrittori della lettera per cui è procedimento – mentre il primo era quello di comunicare tempestivamente qualsiasi variazione che dovesse intervenire nella partecipazione,  il secondo consisteva in quello di far fronte, in caso di diminuzione o perdita di detta partecipazione, al rimborso di eventuali esposizioni verso la banca – avendo coerentemente evidenziato che “l’impegno al rimborso delle esposizioni della società verso la banca costituisce proprio l’assunzione del medesimo costituente oggetto dell’obbligazione principale“; nel caso in esame, dunque, il sottoscrittore della lettera, allo scopo di rafforzare il convincimento del creditore di essere soddisfatto, non si è limitato ad assumere nei confronti della Banca un obbligo di fare o ha promesso l’adempimento di un terzo, ma ha assunto personalmente l’obbligo di rimborsare i debiti della società al ricorrere del presupposto della “diminuzione o perdita della partecipazione“;
  • risulta infondata la censura secondo cui sarebbe stato violato il disposto dell’art. 1937 c.c. – che impone che la volontà di prestare fideiussione deve essere espressa – atteso che la volontà inequivocabile di garantire l’adempimento dell’obbligazione altrui, come emerge dalla sentenza impugnata, può ben risultare dall’assunzione del medesimo impegno costituente oggetto dell’obbligazione principale, indipendentemente dal fatto che nel testo contrattuale sia stato espressamente utilizzato il termine “fideiussione”.

 

Qui la pronuncia: Cass., 1 Sez. Civ., Ord. n. 32026 del 9.12.2019

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