La Banca e la presunta nullità della dazione ipotecaria estranea all’oggetto sociale



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Cass. Civ., Sez. 1 – Ordin. 31663 del 4 dicembre 2019

di Donato Giovenzana

 

 


La ricorrente, terza datrice di ipoteca, ha avanzato quale motivo di doglianza la ritenuta nullità del contratto con il quale l’ipoteca era stata concessa, in quanto l’oggetto sociale della società concedente non prevedeva la dazione di ipoteca per debiti altrui.

La Suprema Corte, al riguardo, ha richiamato e ribadito il principio di diritto,  secondo cui

Nel regime anteriore alla riforma di cui al d.lgs. 17 gennaio 2003 n. 6, ancorché l’oggetto sociale costituisca l’ambito dell’attività programmata dai soci nell’intrapresa comune, l’organo amministrativo può efficacemente porre in essere un atto che non risulti direttamente volto a perseguire quel programma, purché sussista una deliberazione espressa in tal senso dell’assemblea – sebbene non assunta necessariamente con l’unanimità dei consensi di tutti i soci, ma con le maggioranze dell’assemblea ordinaria, e salvo il diritto dei soci assenti o dissenzienti e degli altri legittimati attivi ad impugnarla – onde l’atto in questione impegna la società e resta ad essa opponibile” (Cass. 3 febbraio 2014, n. 2320).

Per il che tale è  la soluzione al quesito se, in presenza di un atto estraneo all’oggetto sociale compiuto dagli amministratori di una società a responsabilità limitata, l’autorizzazione assembleare valga ad escludere che la società possa sottrarsi all’adempimento provando la mala fede del terzo, ai sensi dell’art. 2384-bis c.c. (richiamato dall’art. 2487 c.c. previgente), in fattispecie anteriore alla riforma del diritto societario.

Al riguardo – hanno altresì precisato gli Ermellini – va distinto il profilo interno organizzativo della vita sociale e quello esterno dell’attività sul mercato dell’ente collettivo.

Nella prima prospettiva, l’assemblea è indubbiamente vincolata al rispetto dell’oggetto statutario, quale programma imprenditoriale prescelto al momento della costituzione della società o successivamente modificato, in entrambi i casi con la necessità degli adempimenti pubblicitari (ad effetti costitutivi, per il nuovo art. 2436 c.c.) nei confronti dei terzi mediante l’iscrizione nel registro delle imprese.

Dall’altro lato, quanto al profilo dei rapporti esterni, se la società agisce a mezzo dei suoi amministratori, l’integrazione del potere statutario di rappresentanza – delimitato dall’oggetto sociale – può pervenire dall’assemblea dei soci. Si aggiunga che il terzo (i.e. la banca), il quale contratti con la società dopo l’autorizzazione assembleare, appare – seppur a conoscenza dell’estraneità dell’atto – legittimato a riporre un ragionevole affidamento circa la validità ed efficacia dello stesso; e che il principio dell’esecuzione di buona fede nei rapporti negoziali, di cui la regola del divieto di venire contra factum proprium costituisce una specifica espressione, riguarda anche l’agire della società per il tramite dei suoi organi sul mercato.

Pertanto risulta del tutto valido l’atto di dazione in ipoteca, da parte di società sulla base di voto assembleare, anche se estraneo all’oggetto sociale,  che ha determinato la buona fede della banca.

 

Qui la pronuncia:  Cass. Civ., Sez. 1 – Ordin. 31663 del 4 dicembre 2019

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