Assicurazione. Scorretta imputazione dei pagamenti e perdita del beneficio assicurativo



Nota a Cass. civ., Sez. III, n. 28625 del 07.11.2019

Di Giulia De Giorgi

 


Il Fatto

La pronuncia in commento rappresenta l’epilogo di un giudizio promosso da parte di una S.p.a (assicurata), «società di lavorazione e commercio di ferro», che aveva stipulato un contratto di assicurazione dal rischio di insolvenza dei clienti, per una copertura entro e non oltre l’85% della perdita derivante da inadempimento dei suoi debitori. La società assicurata chiedeva in primo grado (ma senza alcun riscontro processuale) la condanna dell’assicuratore al pagamento degli indennizzi, pari a € 212.500,00, per gli insoluti registrati durante il periodo di validità della polizza. Successivamente, l’assicurata, soccombente nel primo grado di giudizio, proponeva appello e, in tale fase processuale, la corte territoriale ne accolse in toto le doglianze: il giudice di secondo grado non si limitò a circoscrivere la valenza della polizza ai soli pagamenti imputati ai crediti assicurati, bensì ritenne anche «esclusa la violazione dell’obbligo di salvataggio». Infine, la Corte di Cassazione accogliendo con rinvio, alcuni dei motivi del ricorso presentato dalla compagnia assicurativa, ha operato una rimodulazione dei princìpi interpretativi impiegati nelle precedenti fasi processuali.

 

Interpretazione del contratto ex art. 1914 c.c.: l’obbligo di salvataggio e il regime delle imputazioni.

È bene precisare che, per obbligo di salvataggio ex art. 1914 c.c. deve intendersi quell’insieme di «interventi che […] risultano idonei ad impedire la produzione (in tutto o in parte) o il completamento del danno, con diritto di rivalersi nei confronti dell’assicuratore delle spese a tale scopo affrontate»[1]. Inoltre, a titolo definitorio, la controversia in questione concerne il ramo crediti delle assicurazioni, ergo «il rischio garantito si arresta sulla perdita cosiddetta definitiva (totale o parziale) del valore del credito, dovuta ad insolvenza del debitore, accertata o manifesta o presunta nei modi e termini» previsti nella polizza, in rapporto alla «natura delle operazioni poste in essere»[2].

Nel caso a quo, il Tribunale ha accolto l’eccezione della compagnia (allora convenuta) relativa alla non dovutezza dell’indennizzo, in vista della scorretta imputazione (operata da parte dell’assicurata) dei pagamenti (successivi al recesso) ai crediti più recenti, piuttosto che a quelli (più datati) «oggetto di assicurazione». Pertanto, in primo grado è prevalsa un’interpretazione del contratto conforme all’obbligo di salvataggio ex art. 1914 c.c.[3], nei confronti del quale la società assicurata si è rivelata inadempiente e, rebus sic stantibus, meritevole della perdita dei benefici assicurativi di cui all’art. 1915 c.c. Inoltre, anche a parere del Supremo Consesso, «non è conforme ai canoni di corretta ermeneutica contrattuale quell’interpretazione della polizza che imputi i pagamenti successivi alla scadenza del periodo assicurato ai crediti più recenti». Sul punto, la Cassazione non ha fatto che conformarsi ad un consolidato orientamento giurisprudenziale, che vede soccombente l’assicurato allorquando questo, a seguito di accertate insolvenze dei propri clienti nonché coperte da polizza, pattuisca con questi ultimi nuove condizioni di rientro delle esposizioni, ma «imputando i successivi pagamenti ai più recenti debiti piuttosto che a quelli più vecchi coperti dalla garanzia assicurativa»[4].

Per contro, la Corte d’Appello ha accolto le motivazioni dell’assicurato, ritenendo rispettato l’obbligo di salvataggio; tale esito è il risultato processuale di un’interpretazione restrittiva della clausola di polizza, quest’ultima destinata ad applicarsi soltanto ai crediti assicurati.

 

La duplice dimensione dell’obbligo di salvataggio.

In termini meramente speculativi, l’obbligo a carico dell’assicurato previsto dall’art. 1914, comma 1, c.c. si scompone in due concetti che, sebbene differenti sono, tuttavia, tra loro interconnessi e prodromici; in particolare, è possibile descrivere l’obbligo in termini di clausola aperta, il cui contenuto differisce a seconda del frangente temporale in cui si considera il rapporto assicurativo. Schematicamente:

-prima del sinistro, il suddetto obbligo «ha ad oggetto l’adozione di sforzi idonei per prevenire il verificarsi del rischio»[5]. A contrario, l’esistenza di un meccanismo automatico di corresponsione dell’indennizzo che, appunto, prescindesse dall’adempimento di un siffatto onere di condotta, produrrebbe degli effetti distorsivi all’interno del rapporto assicuratore-assicurato: primo tra tutti, non può che sottolinearsi il fenomeno di deresponsabilizzazione di quest’ultimo; non da ultimo si deve considerare la sopravvenuta irrilevanza, per l’assicurato, dell’estrinsecazione del rischio.

-dopo il sinistro, «l’obbligo di cui all’art. 1914 c.c. ha ad oggetto l’adozione di sforzi idonei a limitare il danno, e costituisce applicazione del generale principio di cui all’art. 1227, comma 2, c.c.»[6].

Riportando tali costruzioni teoriche al caso in esame, è possibile contestualizzare la portata dell’obbligo di salvataggio e scomporne il contenuto, a seconda che si tratti della prospettiva ex ante o ex post:

-prima del perfezionamento dell’inadempimento dei clienti dell’assicurato, quest’ultimo ha il dovere di segnalare all’assicuratore «eventuali situazioni di insolvenza accertata»;

-dopo che sia «inutilmente spirato il termine per l’adempimento, entro un termine di solito non superiore a quindici giorni», spetta all’assicurato «segnalare all’assicuratore il mancato pagamento[7]».

 

La perdita dei benefici assicurativi ex art. 1915 c.c. e l’elemento soggettivo minimo.

Nel solco dell’orientamento maggioritario, la Suprema Corte ha introdotto un principio di diritto di estremo rilievo non soltanto in tema di elemento soggettivo minimo, quale precondizione per ritenersi integrato il danno all’assicuratore, ma anche relativamente alla correlata perdita dei benefici per l’assicurato (ex art. 1915, comma 1, c.c.).

Sebbene l’art. 1915 c.c. disponga che «l’assicurato che dolosamente non adempie l’obbligo dell’avviso o del salvataggio perde il diritto all’indennità», tuttavia la giurisprudenza ha recentemente disposto che, per dirsi integrata tale fattispecie non è richiesto un particolare animus agendi; in altri termini, «non occorre lo specifico e fraudolento intento di arrecare danno all’assicuratore»[8], rivelandosi, al più, sufficiente «la consapevolezza dell’obbligo previsto dalla norma e la cosciente volontà di non osservarlo» [9] .

1. La consapevolezza dell’obbligo. Riportando tale assunto alla vicenda de qua, «la consapevolezza di un diverso contenuto dell’obbligo contrattuale di computo dei pagamenti successivi ai crediti più recenti» deriva dalla presenza di un accordo intercorrente tra assicurata e sue clienti, contenente la regolamentazione dell’imputazione e derogatorio al funzionamento, per così dire, ordinario.

2. La cosciente volontà di non osservarlo. Dal tenore testuale della nota del 24/11/2010 dell’assicurata emerge la sua intenzione di predisporre «l’imputazione dei pagamenti successivi alle nuove forniture o, comunque, di mantenere quella ai debiti pregressi per una quota di € 25. 000 mensili». Non da ultimo, è necessario ribadire che la volontà dell’assicurata di non adempiere all’obbligo di salvataggio si rinviene nell’indicazione delle condotte che, invece, ne avrebbero permesso il rispetto.

 

 


[1] L. Bugiolacchi, Adempimento dell’obbligo di salvataggio e credito dell’assicurato per le spese sostenute, in Risp. civ. e prev., 2006, n. 1, p. 167.

[2] Circolare ISVAP 24 ottobre, 1991, n. 162 (“disciplina dei rami «credito» e «cauzione»”), in Diritto ed economia dell’assicurazione, 1993, n. 2, p. 495.

[3] Sull’applicabilità di siffatto obbligo all’assicurazione della responsabilità civile, cfr. F. Cappai, Obbligo di salvataggio e assicurazione della responsabilità civile: un difficile connubio, in Resp. civ. e prev., 2004, n. 3, pp. 742-752.

[4] Cass. civ, Sez. III, 28 luglio 2014, n. 17088.

[5] Sullo sdoppiamento dell’obbligo di salvataggio, cfr. R. Razzante, Manuale breve di diritto delle assicurazioni, Santarcangelo di Romagna, Maggioli editore, 2013, p. 180.

[6] A. Donati, Trattato del diritto delle assicurazioni private, II, Milano, Giuffrè, 1954, p. 332; altresì, A. De Gregorio – G. Fanelli – A. La Torre, Il contratto di assicurazione, Milano, Giuffrè, 1987, p. 109.

[7] Cass. civ., Sez. III, 22 giugno 2007, n. 14579, in Giustizia Civile, 2011, n. 11, p. 2417.

[8] Ex multis, v. Cass. civ., Sez. III, 22 giugno 2007, n. 14579, in Assic., 2007, II, p. 2557, in Giustizia civile, 2007, supplemento al n. 10/08, p. 51; parimenti, sulla sufficienza della consapevolezza ad integrare il ritardo doloso (nell’esecuzione dell’obbligo di dare avviso, nel caso a quo), cfr. Cass. civ., Sez. III, 30 giugno 2015, n. 13355.

[9] Cass. civ., Sez. III, 28 luglio 2014, n. 17088, in P. Dubolino – C. Dubolino – F. Costa, Codice civile commentato: Prima edizione 2019 Collana Commentati, Milano, La Tribuna, 2019, p. 4015: nel caso di specie, è facilmente individuabile l’elemento soggettivo dal quale desumere la consapevolezza dell’assicurato circa l’esistenza dell’obbligo e la correlata intenzione di rimanere inadempiente; dunque, esso si ricava dal mantenimento dei rapporti commerciali tra assicurata e clienti, reso evidente dalla pattuizione di «nuove condizioni di rientro delle esposizioni, [finalizzate ad evitare] la revoca del fido con la assicuratrice medesima, [si tratta di] circostanze che avevano condotto a ritenere che l’omissione di comunicazione era consapevole e non una mera dimenticanza».

 

Qui la pronuncia: Cass. civ., Sez. III, n. 28625 del 07.11.2019

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