Anatocismo: necessità della specifica approvazione della clientela dell’adeguamento alla Delibera CIRC



Cass. Civ., Sez. I, n. 26769 del 21 ottobre2019

di Marco Chironi

 

 


The Supreme Court ruled that in the matter of compound interest the Bank to demonstrate its respect to the provisions of the ICRC Resolution 2000, must prove the express approval of the account holder, because it is inadequate the prove of publication on the G.U., which is a massive communication to all customers.

 

Nella decisione in commento, la Suprema Corte ha statuito che in materia di anatocismo ai fini dell’adeguamento alle disposizioni della delibera CICR del 2000 la Banca deve provare l’approvazione espressa del correntista, in quanto non è sufficiente la mera pubblicazione sulla G.U. ovvero una comunicazione massiva a tutti i clienti.

Contratti ante Delibera CIRC 2000

Risulta orientamento consolidato della Suprema Corte ritenere illegittima la clausola di un contratto di conto corrente bancario stipulato tra le parti in data anteriore al 22 aprile 2000 che prevede la capitalizzazione annuale dei soli interessi maturati a credito del correntista, mentre quanto agli interessi a debito del correntista prevede una capitalizzazione su base trimestrale, con la conseguenza che, dichiarata la nullità della previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall’art. 1283 c.c., gli interessi a debito del correntista devono essere calcolati senza operare alcuna capitalizzazione (Cass. S.U. n. 24418/2010; Cass. 24156/2017).

È stato altresì chiarito come l’utilizzo delle clausole anatocistiche non sia configurabile quale uso normativo, bensì solamente quale uso di carattere negoziale (Cass. 3096/1999).

Adeguamento ai sensi dell’art. 7 della Delibera Circ del 2000

Connessa al richiamato principio di diritto è l’ulteriore problematica riguardante l’adeguamento, da parte della Banca, delle clausole contrattuali ai sensi dell’art. 7 della Delibera Circ del 2000, ovvero le necessarie formalità imposte all’ Istituto di credito in relazione alla natura migliorativa o peggiorativa della pari periodicità della capitalizzazione.

In altri termini, occorre chiarire se a seguito della dichiarazione di nullità delle clausole anatocistiche, le nuove condizioni che prevedono la pari periodicità siano migliorative o peggiorative per il cliente.

Nel caso di specie, la Banca adduceva di aver correttamente adeguato le condizioni contrattuali applicate al rapporto secondo le disposizioni recate dall’innanzi richiamata delibera CIRC, mediante pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

I giudici di legittimità hanno preliminarmente rammentato che l’art. 7 della Delibera CIRC, “è una norma transitoria che, ancorché inserita nel contesto di un atto deliberativo assunto dal CICR a mente dell’art. 120, comma 2 Tub, come aggiunto dall’art. 25, comma 2, d. lgs. 342/1999, si correla, per comunanza di fini, all’art. 25 comma 3 d. lgs. 342/1999 introduttivo nel medesimo art. 120 Tub del comma 3, sicché essendosi di questo dichiarata l’illegittimità costituzionale con sentenza n. 425 del 2000, la detta norma è stata privata di efficacia (…)”. Per tali ragioni, essendo la clausola di capitalizzazione degli interessi a debito nulla, “sembra difficile negare che l’adeguamento alle disposizioni della delibera CICR delle condizioni in materia figuranti nei contratti in essere (…) non determini un peggioramento delle condizioni contrattuali.

Del resto, la Suprema Corte, con sentenza n. 26779/2019, ha evidenziato che all’assenza di capitalizzazione annuale o alla capitalizzazione annuale, quali conseguenze della declaratoria di nullità della clausola anatocistica, si sostituisca la reciproca capitalizzazione trimestrale, sicché è evidente come, in tali fattispecie, vi sia un peggioramento delle condizioni contrattuali precedentemente applicante al conto corrente; il raffronto, infatti, non va eseguito tra il regime dell’annualità (pattuito) e quella della trimestralità degli interessi creditori, ma tra l’assenza di capitalizzazione o la capitalizzazione annuale degli interessi debitori, susseguenti alla dichiarazione di nullità.

Nella decisione in commento, la Suprema Corte ha affermato che in suddette fattispecie la norma applicabile è il comma 3 dell’art. 7 della detta Delibera, secondo cui “Nel caso in cui le nuove condizioni contrattuali comportino un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate, esse devono essere approvate dalla clientela”.

In conclusione, non è sufficiente, ai fini della dimostrazione della pari periodicità delle condizioni contrattuali la prova da parte della Banca, della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma è necessaria la dimostrazione della specifica approvazione della suddetta clausola da parte del singolo cliente. Nel caso in cui difetti tale approvazione, l’operata variazione contrattuale “è inefficace nei suoi confronti (del cliente) e non impedisce alla nullità di dispiegare ogni suo più ampio effetto con riguardo all’intera durata del rapporto”.

 

Qui il testo della decisione

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