L’incasso delle somme ricavate dal disinvestimento è elemento indiziale per provare l’esistenza dell’ordine di vendita



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ACF decisione 1274 del 2 gennaio 2019

di Pierpaolo Verri


Con la recente decisione 1274 del 2 gennaio 2019, l’Arbitro per le Controversie finanziarie si è espresso sul tema del corretto adempimento da parte dell’intermediario degli obblighi che concernono la prestazione di un servizio di investimento, nello specifico sotto il profilo dell’esecuzione di un ordine di vendita di strumenti finanziari in assenza di autorizzazione.

In fatto

Il ricorrente, a seguito di diversi reclami inviati all’intermediario, a partire dal 3 ottobre 2012, tutti privi di riscontro, si rivolge all’Arbitro per le Controversie Finanziarie lamentando di aver scoperto l’avvenuta vendita, nel corso dell’anno 2012, da parte dell’intermediario e senza preventiva autorizzazione, di 10.000 ero di BTP. Deducendo il non corretto adempimento degli obblighi posti in capo all’intermediario dalla normativa di settore, il ricorrente chiede il risarcimento dei danni sofferti a seguito del disinvestimento non autorizzato.

L’intermediario resistente deduce ex adverso che il disinvestimento è stato eseguito su richiesta del cliente in data 21 agosto 2012, pur non essendo in grado di reperire la copia dell’ordine impartito. Sottolinea tuttavia come la prova dell’esistenza della suddetta richiesta sia desumibile da elementi indiziari come il fatto che il cliente abbia accettato, senza formulare alcun rilievo, il versamento delle somme comprendenti il controvalore ricavato dal disinvestimento e che nel primo reclamo, datato 3 ottobre 2012, non abbia formulato alcuna contestazione in merito a detta operazione vendita.

In diritto

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie rileva l’infondatezza del ricorso, non riconoscendo il diritto al risarcimento del danno in capo al ricorrente.

L’Arbitro, pur sottolineando come l’intermediario resistente non sia stato in grado di dimostrare l’avvenuto ordine di disinvestimento mediante copia dell’ordine di vendita, reputa purtuttavia questa circostanza non dirimente nel caso di specie. Ritiene, difatti, che anche in assenza dell’esibizione del relativo documento, l’esistenza dell’ordine di vendita possa ritenersi provata aliunde dall’intermediario, anche tramite l’allegazione di elementi indiziari gravi, precisi e concordati del fatto che la liquidazione dell’investimento rispondesse ad una precisa volontà del cliente.

Nello specifico, il Collegio dà valenza a due circostanze significative del fatto che il disinvestimento fosse stato a tutti gli effetti ratificato per fatti concludenti dal cliente, facendo riferimento in particolare all’accettazione senza riserve e contestazioni delle somme facenti capo all’importo ricavato a seguito del disinvestimento, nonché al fatto che effettivamente non vi fosse traccia nel primo reclamo di alcun tipo di contestazione rispetto all’operazione oggetto della contesa arbitrale. Ne discende il principio per il quale la mancata tempestiva censura dell’operazione di disinvestimento da parte del cliente, nonché l’incasso delle somme dallo stesso ricavate, costituiscano ratifica implicita dell’operazione stessa.

Qui la pronuncia: decisione_1274_2019_1486

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