La sopravvenienza normativa come giustificato motivo ex art. 118 TUB: il punto del Collegio di coordinamento ABF



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Collegio di Coordinamento ABF, decisione n. 26498 del 12.12.2018

di Pierpaolo Verri 

 


Con una recente decisione, il Collegio di coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario si è espresso sul tema della modifica unilaterale delle condizioni contrattuali ex art. 118 TUB.

FATTO

La controversia prende origine dal ricorso di un correntista che lamenta l’addebito sul conto corrente di una somma a titolo di “spese annue per conteggio interessi e competenze”. L’intermediario aveva motivato l’addebito, in applicazione dell’art. 118 TUB, adducendo il recepimento della normativa europea sulla contribuzione al Fondo di Risoluzione Unico che comportava un incremento di costi di gestione dei rapporti, tale da alterare l’originario equilibrio economico tra le parti.

L’intermediario, di contro, afferma il corretto esercizio della facoltà di modifica unilaterale, avendo inviato la comunicazione contenente la stessa senza che il cliente avesse esercitato il diritto di recesso né mosso altra contestazione.

DIRITTO

Nel decidere la questione, il Collegio di coordinamento si sofferma sulla portata dello jus variandi, dell’intermediario come diritto potestativo che attribuisce il potere di modificare la sfera giuridica dell’altra parte solo in presenza di un giustificato motivo, così come previsto dal dettato normativo dell’art. 118 TUB. Stante l’assunto che lo jus variandi sia finalizzato a garantire la permanenza dell’equilibrio sinallagmatico tra le parti, il Collegio si focalizza sulla questione se la sopravvenienza normativa possa o meno rappresentare un giustificato motivo ai sensi dell’art. 118 T.U.B.

Sul punto si evidenzia come se da un lato non sarebbe corretto affermare che la sopravvenienza normativa non possa mai rappresentare un giustificato motivo ai sensi della lettera di legge, parimenti non risulterebbe corretto sostenere che questa possa esserlo in ogni caso. Non mancano, a tal proposito, casi in cui è il legislatore stesso a prevedere che il mutamento del quadro normativo possa costituire un giustificato motivo ai sensi dell’art. 118 TUB, legittimando così, conseguentemente, l’intermediario alla modifica delle condizioni contrattuali armonizzandole alla nuova normativa di riferimento. E tuttavia, d’altra parte, parrebbe oltremodo riduttivo, a parere del Collegio, affermare che la sopravvenienza normativa possa costituire un giustificato motivo solo laddove tale eventualità fosse testualmente prevista nel testo di legge. Possono, difatti, esservi ipotesi nelle quali la novella normativa incide su un servizio offerto al punto tale da far sorgere in capo all’intermediario la necessità di rivedere le condizioni contrattuali con la propria clientela al fine di non incorrere in ricorrenti aggravi di costi.

Alla luce di quanto esposto, specifica il Collegio come “La coerenza tra l’accadimento posto a fondamento del giustificato motivo e la variazione contrattuale proposta, nonché la trasparente illustrazione di ciò alla clientela rappresentano presupposti necessari e irrinunciabili per poter affermare il legittimo esercizio dello jus variandi ai sensi dell’art. 118 TUB”. Nel caso di specie, si evidenzia come l’istituzione del Fondo Nazionale di risoluzione unico, configurata dall’intermediario come il giustificato motivo sotteso alla variazione contrattuale, determini costi a carico dell’intermediario in alcun modo correlati con la variazione applicata unilateralmente. Non vi è pertanto coerenza fra l’accadimento posto a fondamento del giustificato motivo e la variazione contrattuale concretamente operata. Di talché si censura l’addebito operato in quanto non attinente alla novella normativa che ha interessato l’intermediario.

Il Collegio conclude formulando il seguente principio: “La sopravvenienza normativa non è di per sé un giustificato motivo ai sensi dell’art. 118 TUB, ma, in alcuni casi, può assumere rilevanza a tal fine; ad esempio quando la stessa normativa preveda la possibilità di modifiche unilaterali (ai sensi dell’art. 118 TUB) ovvero qualora incida sul costo delle attività o dei servizi interessati dalla modifica unilaterale”.

 

Qui la pronuncia: Collegio Coordinamento ABF decisione n. 26498 del 12.12.2018

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