Conversione in mutuo gratuito per superamento del tasso soglia degli interessi di mora



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Corte di Appello di Bari, 4 giugno 2018, n. 990 – Pres. Sansone, Rel. Dibisceglia

di Cosimo Perrone

 


Sommario

  1. Premessa. 1
  2. I fatti in causa. 1
  3. I motivi della decisione. 2
  4. Considerazioni finali 3

 

1.    Premessa

La Corte d’Appello di Bari, in una recente sentenza, ha determinato che la nullità della clausola degli interessi moratori per superamento del tasso soglia travolge anche la clausola che fissa gli interessi corrispettivi, determinando così la gratuità del mutuo. Originariamente l’art. 1815 c.2 c.c. prevedeva la sostituzione del tasso usurario con il tasso legale, ma con la legge 108/1996 la disposizione fu modificata statuendo la nullità della clausola e quindi la gratuità del finanziamento ove fossero rinvenuti interessi usurari. In questa pronuncia la Corte d’Appello di Bari, prescindendo dalla distinzione della tipologia degli interessi, ritiene travolgente l’effetto della nullità.

2.    I fatti in causa

I ricorrenti esponevano di aver stipulato un mutuo fondiario con la banca con un tasso d’interesse corrispettivo al di sotto del tasso soglia ed un tasso d’interesse di mora superiore allo stesso. Si richiedeva, dunque, al Tribunale di Bari, previa declaratoria del superamento del tasso soglia in vigore alla data di stipula del mutuo fondiario, di condannare la banca al pagamento di tutti gli interessi pagati.

La banca si opponeva ed affermava che anche ove fosse ravvisata l’usurarietà del tasso di mora, i ricorrenti non avendo mai concretamente corrisposto tale interesse non avrebbero comunque avuto interesse alla declaratoria di nullità.

Il Tribunale di Bari rigettava la domanda ed avverso tale sentenza i ricorrenti proponevano appello.

 

3.    I motivi della decisione

Il Tribunale nel caso concreto aveva ritenuto di applicare il principio della conservazione del negozio, così motivando la nullità della singola clausola che non andrebbe dunque ad inficiare il costo inerente al naturale svolgimento del rapporto.

Una simile impostazione era stata ribadita da recente Cassazione[1] che aveva affermato che “qualora vengano pattuiti interessi superiori al tasso soglia con riferimento all’indebitamento extra fido e interessi inferiori a tale tasso per le somme utilizzate entro i limiti del fido, la nullità della prima pattuizione non si comunica all’altra, pur se contenute in una medesima clausola contrattuale, poiché si deve valutare la singola disposizione, sebbene non esaustiva della regolamentazione degli interessi dovuti in forza del contratto”.

In termini generali, già in passato, la Suprema Corte aveva definito la clausola in cui si convenivano gli interessi come un’unità precettiva dell’accordo contrattuale, unità che può articolarsi in più disposizioni distinte[2]. Non avrebbe la minima rilevanza, dunque, la circostanza per cui tali pattuizioni siano determinate in una o più clausole, ciò che rileverebbe ai fini dell’applicazione dell’art. 1815, comma 2, è la singola disposizione pattizia che contempli interessi eccedenti il tasso soglia. Ciò implica che le ulteriori disposizioni, anche all’interno della medesima clausola, che non prevedano interessi usurari non possono essere travolte dalla nullità.

Ciò premesso, mutatis mutandis, applicando al caso di specie la citata massima ne conseguirebbe che in tema di contratto di mutuo qualora vengano pattuiti interessi moratori superiori al tasso soglia ed interessi corrispettivi inferiori a tale tasso, la nullità della prima pattuizione non dovrebbe comunicarsi all’altra.

Tuttavia, la Corte d’appello di Bari ha ritenuto di aderire invece all’opposta tesi che ritiene che la nullità della clausola degli interessi moratori per superamento del tasso soglia travolga anche la clausola che fissa gli interessi corrispettivi, determinando la gratuità del mutuo.

La Corte nel motivare questa presa di posizione effettua un excursus storico cercando di risalire alla ratio ispiratrice della legge n. 108/1996. La norma in questione, com’è noto, tendeva ad assicurare una copertura completa dell’usura, estesa a tutti i costi dell’operazione di credito, equiparando l’usura penalmente rilevante con l’usura ex art. 1815 c.c. A ciò si aggiunga il testo dell’art. 1, comma 1 del d.l. n. 394/2000[3] convertito poi nella legge n. 24/2001, di interpretazione autentica dell’art. 644 c.p. e che secondo la citata corte sarebbe la prova emblematica che il legislatore nello stabilire l’usurarietà o meno del contratto occorre tenere conto degli interessi dovuti a qualsiasi titolo e che “il momento al quale riferirsi per verificare l’eventuale usurarietà, sotto il profilo sia penale che civile, è quello della conclusione del contratto a nulla rilevando il pagamento degli interessi”.

Ancora, avrebbe errato allora il tribunale nel ritenere che il tasso soglia non fosse stato superato nella fattispecie concreta, solo perché non sarebbe consentito cumulare gli interessi corrispettivi a quelli moratori al fine di accertare il superamento del predetto tasso[4].

Secondo l’impostazione della corte, infine, l’intenzione del legislatore di inasprire la conseguenza dell’usurarietà degli interessi, che aveva previsto il passaggio dalla debenza degli interessi legali alla non debenza di alcun tipo di interesse, verrebbe tradita aderendo all’opposta tesi della non estensibilità del vizio del tasso di mora al tasso corrispettivo poiché si assisterebbe ad una reviviscenza degli interessi corrispettivi andando contro il principio ispiratore della riforma.

4.    Considerazioni finali

Da questa breve analisi effettuata dalla Corte d’Appello di Bari nel caso di specie, emerge chiaramente una contrapposizione giurisprudenziale e dottrinale tra due filoni contemplanti la comunicabilità o meno della nullità delle clausole riguardanti gli interessi.

Pur volendo andare ad esaminare la ratio ispiratrice della riforma del ’96 e della legge di interpretazione autentica ci si rende conto come gli operatori del diritto siano caduti nell’errore di fornire a loro volta una interpretazione alla norma di interpretazione ed innescando dunque un circolo vizioso. Quindi mentre un filone predilige l’interpretazione letterale, forte del dato testuale per cui si intendono usurari “gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo”, il filone di tesi opposta farebbe leva su una pacifica distinzione concettuale alla base della tipologia degli interessi.

Com’è noto, l’interesse rappresenta il costo del capitale messo a disposizione dall’intermediario ma non per questo può essere considerato in maniera indistinta. La distinzione fondamentale individua tre tipologie di interessi: legali, convenzionali e di mora. Mentre i primi due rappresentano la remunerazione del capitale nello svolgimento fisiologico del rapporto, gli interessi di mora rappresentano la sanzione ad un comportamento omissivo. Ed è sulla base di questa distinzione che i sostenitori della “non comunicabilità della nullità” fondano le loro ragioni.

D’altro lato, la stessa giurisprudenza di legittimità in una recente pronuncia[5] ha stabilito che «si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento; il legislatore, infatti, ha voluto sanzionare l’usura perché realizza una sproporzione oggettive tra la prestazione del creditore e la controprestazione del debitore». Da ciò conseguirebbe, secondo autorevole dottrina[6], che l’usurarietà riguarderebbe sia gli interessi moratori che corrispettivi ma anche qualsiasi altra voce che determini una somma che il mutuatario deve al mutuante indipendentemente dal nome. Inoltre, tali interessi non solo si potrebbero sommare al fine di verificare il superamento del tasso soglia ma sarebbe del tutto irrilevante la corresponsione in concreto, rilevando esclusivamente il momento della pattuizione.

Ad oggi non risulta possibile mettere un punto fermo sulla questione e sicuramente altre pronunce di stampo contrastante si succederanno, in ogni caso sarebbe auspicabile un’interpretazione nomofilattica della norma o addirittura un ulteriore intervento di specificazione del legislatore onde evitare il proliferare del contenzioso ed assicurare la giusta tutela tanto ai consumatori quanto agli intermediari che operano nel mercato del credito.

[1] Cass. Civ. Sez. I, ordinanza 21470 del 15/09/2017.

[2] Vedasi Cass. 26 giugno 1987, n. 5675 e Cass. 11 aprile 1979, n. 2123.

[3] “Ai fini dell’applicazione dell’articolo 644 del codice penale e dell’articolo 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento”.

[4] Vedasi Cass. ord. 5598/2017 con principio già affermato da Cass. 14899/2000.

[5] Cassazione civile, 04 ottobre 2017, n.23192, sez. VI.

[6] Valerini F., Tassi usurari: per la Cassazione l’usura del tasso moratorio travolge anche quelli corrispettivi (e si possono sommare), in Diritto & Giustizia, fasc.155, 2017, pag. 6.

 

Qui la pronuncia: Corte Appello Bari 04 giugno 2018 n. 990

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