Genericità delle contestazioni e CTU esplorativa: Trib. Roma, 15 maggio 2018, n. 9932.



5 min read

Trib. Roma, 15 maggio 2018, n. 9932.

di Antonio Zurlo

 


Nell’ambito di un procedimento instaurato per accertare la nullità di alcune clausole di un contratto di mutuo[1], il Tribunale di Roma ha ribadito la stretta relazionalità tra la genericità delle contestazioni formulate e la conseguente natura esplorativa della consulenza tecnica d’ufficio, richiesta dall’attore per quantificare gli interessi effettivamente applicati al rapporto intercorso tra le parti.

Gli attori, segnatamente, nell’atto di citazione avevano allegato del tutto genericamente la circostanza che, nel rapporto contrattuale intercorso con la Banca convenuta, quest’ultima avesse, di fatto, applicato tassi di interesse “elevati e tali da superare il limite legale”, rinviando, per l’asserita puntuale e specifica enucleazione della doglianza sì come formulata, alle risultanze contenute in un elaborato tecnico – peritale, redatto in sede stragiudiziale.

L’Organo giudicante rileva, primariamente, la genericità della formulazione della censura e delle sottese ragioni, fondative della domanda attorea, e, al contempo, evidenzia la cogente impossibilità di supplire alla lacuna de qua, anche ove fosse ammissibile, procedendo a un’integrazione contenutistica mediante il riferimento ai contenuti assertivi presenti nell’elaborato peritale allegato, prodotto solo parzialmente e, comunque, non includente alcun elemento di dettaglio, atto a specificare effettivamente le doglianze malformulate in atti da parte attrice, poiché meramente riproduttivo di una valutazione sintetica, espressa, peraltro, in maniera dubitativa, relativamente alla presunta usurarietà dei tassi applicati al rapporto di mutuo oggetto di contestazione.

Ciò dedotto e argomentato, il Tribunale conclude disattendendo la richiesta, formulata dagli attori, di disporre una consulenza tecnica d’ufficio di natura contabile, finalizzata alla ricostruzione dell’atteggiarsi del rapporto di mutuo intercorso fra le parti, perché del tutto inammissibile, in quanto tale mezzo istruttorio avrebbe assunto natura esplorativa, suppletiva dell’inerzia della parte[2].

Come rilevato in apertura, è evidente che la pronuncia annotata si ponga senza soluzione di continuità con l’orientamento, di merito e di legittimità, invero ormai granitico, che, qualificando la consulenza tecnica d’ufficio alla stregua di un mezzo d’ausilio per il giudice, finalizzata a una più puntuale e accurata ricostruzione dei fatti addotti e già provati dalle parti, elide, tranchant, un utilizzo discorsivo di tale indagine peritale ove esclusivamente funzionalizzato a sopperire all’inerzia delle parti e ai loro eventuali inadempimenti (o inesatti adempimenti) sul piano probatorio[3].

Pare opportuno evidenziare, d’altronde, come la stessa Corte di Cassazione abbia, in un certo qual senso, riabilitato la ctu di natura esplorativa, derogando all’anzidetto generale principio della sua inammissibilità, solo nella residuale, nonché marginale ipotesi in cui l’accertamento dei fatti dedotti in giudizio risulti ragionevolmente possibile soltanto mediante l’esperimento di indagini che siano supportate da specifiche competenze tecniche[4].

Per completare il quadro sistematico, è senz’altro rilevante evidenziare come, recentemente[5], la giurisprudenza di legittimità abbia compiuto una perimetrazione innovatrice dell’aggettivazione della ctu, stabilendo che, nei rapporti bancari di conto corrente e nella complessa procedura di rideterminazione del saldo (in una fase chiaramente successiva al fattivo accertamento dell’invalidità della clausola di pattuizione degli interessi applicati al rapporto), non possa ragionevolmente qualificarsi esplorativa la consulenza finalizzata a ricostruire rapporti contabili non controversi nella loro esistenza, dovendosi intendersi come tale, viceversa, quella mirata alla ricerca di circostanze fattuali ed elementi non provati dalla parte che li ha allegati[6].

[1] Nello specifico, parte attrice, nell’atto di citazione, aveva convenuto in giudizio l’Istituto di credito con il quale aveva stipulato un contratto di mutuo ipotecario, chiedendo: accertarsi la nullità delle clausole del contratto di mutuo determinanti la corresponsione di interessi a tasso usurario e, consequenzialmente, la gratuità del contratto, ai sensi dell’art. 1815 c.c.; rideterminarsi il dare e avere tra le parti in costanza del rapporto dedotto in narrativa; condannare parte convenuta alla restituzione di tutte le somme eventualmente corrisposte in eccesso da quest’ultime, nella misura indicata nella perizia (o nella diversa misura determinata in corso di causa), previa, all’occorrenza, compensazione legale o giudiziale tra quanto eventualmente dovuto da parte attrice alla banca; condannare la Banca al risarcimento dei danni patrimoniali subiti in conseguenza delle somme addebitate illecitamente, nella misura che sarà provata in corso di causa o liquidata in via equitativa dal Giudice.

La Banca convenuta si era costituita in giudizio, eccependo, in via preliminare, il proprio difetto di legittimazione passiva, essendo intervenuta la cessione del credito derivante dal contratto di mutuo oggetto della controversia, ed evidenziando l’assoluta infondatezza della domanda attorea nel merito.

[2] Sull’inammissibilità della ctu di natura esplorativa, v., da ultimo, Cass. Civ., Sez. VI, 15 dicembre 2017, n. 30218.

[3] Così, Cass. Civ., Sez. II, 18 gennaio 2013, n. 1266, con nota di A. Paganini, Esclusa la CTU se viene sfruttata dalla parte richiedente come relevatio ab onere probandi, in Diritto & Giustizia, fasc. 0, 2013, 85.

[4] In tal senso, Cass. Civ., Sez. III, 5 febbraio 2013, n. 2663, con nota di W. Giannelli, Il fine giustifica i mezzi. La CTU «esplorativa» è ammessa se è l’unico strumento per accertare la verità, in Diritto e Giustizia online, fasc. 0, 2013, 173. V. anche, Cass. Civ., Sez. III, 14 febbraio 2006, n. 3191 e Cass. Civ., Sez. Lav., 18 aprile 2008,  n. 10202.

[5] V. Cass. Civ., 1 giugno 2018, n. 14074, con nota di R. Bencini, Ammissibile la CTU anche se gli estratti di conto corrente sono incompleti, in Diritto & Giustizia, fasc. 97, 2018, 11.

[6] In tal senso, Cass. Civ., Sez. III, 13 marzo 2009, n. 6155; Cass. Civ., Sez. I, 5 luglio 2007, n. 15219; Cass. Civ., Sez. III, 26 febbraio 2013, n. 4792, con nota di F. Valerio, Sgradevole disturbo insorto dopo l’intervento: il carattere polifattoriale dell’affezione esclude la responsabilità del medico, in Diritto & Giustizia, fasc. 0, 2013, 240.

 

Qui la sentenza: Trib. Roma n. 9932 del 15.05.2018

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap