Applicabilità ratione temporis dell’art. 25 bis  TUF ad un contratto di assicurazione unit linked



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ACF, decisione n. 329 del 16 marzo 2018

di Edoardo Pellegrino


Il caso alla base della decisione in commento concerne il mancato assolvimento, da parte dell’intermediario, degli obblighi inerenti la prestazione di servizi di investimento, scaturenti dal combinato disposto degli artt. 21 e 23 TUF con riguardo al collocamento di una polizza di assicurazione unit linked[1], rientrante nell’alveo applicativo delle suddette norme in virtù del combinato disposto degli artt. 25 bis e 1 c. 1 lett. w bis).

Il ricorrente, in particolare, chiedeva al Collegio il risarcimento dei danni subiti in conseguenza del comportamento dell’intermediario, il quale ometteva sia di effettuare la profilatura del cliente (cd. know your customer rule), che di fornire qualsiasi forma di informazione sulle caratteristiche e sui rischi dell’operazione nonché la valutazione di adeguatezza dei prodotti in relazione al cliente (cd. know your merchandise rule).

Il punto centrale, di fondamentale importanza, affrontato dal Collegio concerne l’applicabilità, ratione temporis, dell’art. 25 bis TUF[2] ad un contratto concluso nel marzo 2007.

Il dubbio è giustificato dal fatto che l’entrata in vigore tale norma, benché introdotta dall’art. 11, c. III, del d.lgs. 28 dicembre 2005 (cd. Legge sul risparmio), sia stata differita al 17 maggio 2006 e, ove previste, a seguito dell’emanazione delle relative disposizioni di attuazione da parte della CONSOB e dell’ISVAP, disposizioni, queste, pacificamente successive al marzo 2007.

Il punctum pruriens da sciogliere, dunque, concerne l’ambito di intervento di suddette disposizioni attuative ed in particolare se esse si debbano applicare all’intero art. 25 bis TUF, oppure se esse si riferiscano solo al secondo comma della norma[3].

Il Collegio, correttamente, opta per la seconda soluzione. Si sostiene, infatti, che se l’attuazione di disposizioni attuative della CONSOB è coerente con l’attribuzione ad essa di nuovi poteri di vigilanza di stampo pubblicistico, non avrebbe gran senso rispetto ad una prospettiva come è quella, tipicamente privatistica tracciata dal primo comma, e che mira a rafforzare la protezione della consapevolezza del cliente nelle proprie scelte di carattere finanziario e, dunque, latu sensu, di investimento.

Conseguentemente, gli obblighi comportamentali gravanti in capo agli intermediari nei servizi di collocamento di polizze assicurative si applicano sin dal 17 maggio 2006 e non dall’emanazione da parte della CONSOB delle disposizioni attuative dell’art. 25 bis dal momento che, queste, riguardano il secondo comma della disposizione ed, in particolare, gli obblighi di vigilanza della CONSOB stessa.

Partendo da tale presupposto, il Collegio, utilizzando il criterio del più probabile che non, condanna l’intermediario al risarcimento del danno dal momento che, se l’investitore fosse stato informato correttamente, avrebbe optato per un prodotto diverso.

[1] In tale tipologia di polizze, contrariamente a quanto avviene in quelle “a gestione separata” in cui vi è un rendimento minimo garantito, il rendimento finale dipende dal valore delle quote dei fondi di investimento e delle Sicav in cui la compagnia assicurativa ha investito i premi versati e quindi dalla quotazione degli strumenti finanziari che vanno a comporre il capitale di tali fondi. In sostanza, il valore dell’assicurazione dipende dall’andamento dei mercati finanziari.

[2] Norma che, al primo comma, estende le regole della prestazione dei servizi di investimento anche al collocamento dei prodotti finanziari.

[3] Con tale disposizione il legislatore ha attribuito alla CONSOB poteri di vigilanza regolamentare sulle imprese di assicurazione in relazione ai prodotti di cui al primo comma.

Qui la decisione: decisione_329_2018_481

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