Legittimazione del garante autonomo a contestare l’anatocismo



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Cass. Civ. Sez I, Ordinanza n. 371 del 10.01.2018

 di Michael Lecci

 


L’impermeabilità del contratto autonomo di garanzia alle eccezioni di merito del garante trova un limite, oltre che nel caso in cui sia proponibile la cd. exceptio doli generalis seu presentis anche […] quando la nullità del contratto-base dipenda da contrarietà a norme imperative o illiceità della causa ed attraverso il contratto di garanzia si tenda ad assicurare il risultato che l’ordinamento vieta.

Con la pronuncia in commento gli ermellini cristallizzano un importante principio relativamente alle eccezioni opponibili alla Banca da parte del garante autonomo.

Premessa di fatto

La controversia, affrontata in prime cure dal Tribunale di Napoli, sorge da un’opposizione a decreto ingiuntivo con cui i garanti si opponevano all’ingiunzione di pagamento di € 49.963,26 eccependo la nullità della garanzia fideiussoria per mancanza dell’importo massimo garantito nonché lamentando l’addebito di interessi superiori a quelli convenuti. Il tribunale partenopeo revocava il d.i. opposto e condannava gli opponenti al pagamento di € 45.545,41 (somma derivante dallo scomputo degli interessi anatocistici con conseguente applicazione del tasso nominale dei BOT), i quali si vedevano altresì respingere l’impugnazione in appello. Avverso la pronuncia d’appello, i soccombenti proponevano ricorso in Cassazione lamentando la nullità, erroneità, indeterminatezza e illogicità della sentenza laddove ha mancato di motivare sui criteri di determinazione del saldo iniziale nonché contestando la parte in cui il giudice d’appello non consentiva al garante di opporre al beneficiario l’illegittimità delle attuata capitalizzazione degli interessi passivi.

– Sulla natura autonoma della garanzia fideiussoria

La fideiussione è la figura tipica di garanzia personale; consiste in un negozio (bilaterale) giuridico mediante il quale un soggetto si obbliga personalmente verso il creditore garantendo l’adempimento di un’obbligazione altrui (art. 1936, comma 1, c.c.). L’obbligazione del fideiussore è un’obbligazione accessoria; tra la fideiussione ed il debito principale esiste, infatti, una stretta relazione funzionale, con la conseguenza che la prima seguirà le sorti del secondo.

In materia di fideiussione, le norme bancarie uniformi introducono importanti deroghe alla disciplina dettata dal codice civile: la fideiussione bancaria, infatti, è valida ed efficace anche se l’obbligazione principale è dichiarata invalida, in deroga al principio di accessorietà dell’obbligazione di garanzia (ex art. 1939 c.c.). In tal modo, si preclude al garante di sottrarsi al pagamento del debito garantito sollevando eccezioni relative al rapporto principale (art. 2945 c.c.). Insomma, in linea generale si impedisce al fideiussore di opporre le eccezioni sollevabili dal debitore principale.

Orbene, date le premesse teoriche sulla questione, nel caso di specie i garanti (autonomi) censuravano la parte della decisione in cui veniva loro precluso di opporre al beneficiario l’illegittimità della attuata capitalizzazione degli interessi passivi. La Corte distrettuale, infatti, superava l’empasse sulla scorta della natura autonoma della garanzia prestata dai fideiussori, quindi, in altri termini, sulla base del rilievo per cui tale natura precludeva loro la facoltà di opporre al creditore le eccezioni relative al rapporto fondamentale. Pertanto, l’ulteriore questione relativa alla necessaria ricostruzione delle movimentazioni del conto corrente, al fine di depurarlo dagli “illegittimi addebiti”, veniva assorbita dal rigetto dell’eccezione conseguente all’accertamento della natura autonoma della garanzia.

Sul punto gli ermellini hanno ripreso un saldo orientamento della Suprema Corte ai sensi del quale l’impermeabilità del contratto autonomo di garanzia alle eccezioni di merito del garante trova un limite, oltre che nel caso in cui sia proponibile la cd. exceptio doli generalis seu presentis, basata sull’evidenza certa del venir meno del debito garantito per pregressa estinzione dell’obbligazione principale per adempimento o per altra causale, in queste altre ipotesi: quando le eccezioni attengano alla validità dello stesso contratto di garanzia; quando esse ineriscano al rapporto tra garante e beneficiario; quando il garante faccia valere l’inesistenza del rapporto garantito; quando, infine, la nullità del contratto-base dipenda da contrarietà a norme imperative o illiceità della causa ed attraverso il contratto di garanzia si tenda ad assicurare il risultato che l’ordinamento vieta (Cass. Sez. U. 18 febbraio 2010, n. 3947, in motivazione, ove i richiami a Cass. 7 marzo 2002, n. 3326, Cass. 14 dicembre 2007, n. 26262 e Cass. 3 marzo 2009, n. 5044).

D’altra parte, vi è pur sempre un rapporto di accessorietà tra l’obbligazione autonoma di garanzia e il rapporto debitorio principale, caratterizzato, ovviamente, da una più marcata elasticità rispetto alle fideiussioni accessorie. Tale principio è ricavabile, oltre che dal meccanismo di riequilibrio tra le varie posizioni contrattuali espletatile tramite il sistema delle rivalse, anche dalla rilevanza delle ipotesi in cui il garante è esonerato per ragioni che riguardano il rapporto sottostante[1].

Orbene, fatte tali considerazioni, per completare il quadro occorre considerare il regime di nullità per contrasto a norme imperative cui è posta la clausola che preveda la capitalizzazione degli interessi[2], variabile a seconda che il contratto rientri nel regime della delibera CICR, 9 febbraio 2000 oppure in quello antecedente tale delibera.

  • Delibera CICR 2000

Il regime anteriore alla delibera CICR 2000, in conformità con l’art 120 tub (nel testo novellato dall’art. 25 D.Lgs b. 342/1999) ammetteva l’anatocismo allorquando fosse assicurata nei confronti della clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori che creditori[3].

Invero, in assenza delle condizioni che la legittimano, nel nostro ordinamento la capitalizzazione degli interessi è vietata, sicché la clausola che la prevede deve considerarsi affetta da nullità per violazione di norma cogente. Infatti, l’art. 1283 c.c. legittima l’anatocismo solo ove previsto da un uso normativo (salvo le eccezioni ivi disposte). Le clausole contrattuali con le quali, prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 342/1999, si prevedeva la capitalizzazione degli interessi debitori erano basate su un uso negoziale, anziché su un uso normativo;  da ciò ne deriva la loro illegittimità, ai sensi della predetta disposizione codicistica[4].

  • Legittimazione del garante autonomo a proporre l’eccezione di nullità

Ora, alla luce di quanto detto, e, non avendo ragione di discostarsi dall’insegnamento secondo cui solo legittimamente proponibili le eccezioni fondate sulla nullità del contratto base per violazione di norme imperative, si può ritenere che il garante autonomo sia pienamente legittimato a sollevare, nei confronti della banca, l’eccezione di nullità della clausola anatocistica, allorquando essa non si fondi, come nella specie, su di un uso normativo (e non ricorrano, ovviamente, le altre condizioni legittimanti di cui all’art. 1283). D’altronde, in senso contrario si consentirebbe al creditore di ottenere, per il tramite del garante, un risultato vietato dall’ordinamento.

Relativamente alla tempestività dell’eccezione di nullità della clausola anatocistica, nel caso di specie sollevata solo in sede di comparsa conclusionale, la Suprema Corte ha affermato che la nullità di clausole anatocistiche può essere rilevata d’ufficio anche in fase di gravame[5], non ponendosi, pertanto, un problema di tempestività[6].  

In merito alle conseguenze derivanti dalla declaratoria di nullità per contrasto a quanto statuito dall’art. 1283 c.c. i giudici ribadiscono la necessità di calcolare gli interessi senza operare alcuna capitalizzazione[7].

 

[1] In tal senso Cass. Sez. U. 18 febbraio 2010, n. 3947.

[2] Cass. 22 marzo 2011, n. 6518.

[3] Nel caso di specie la Suprema Corte respinge il principio (Cass. 3 marzo 2009, n. 5044) secondo cui nel nostro ordinamento non sarebbe configurabile un divieto assoluto di anatocismo, essendo anzi quest’ultimo permesso alle particolari condizioni previste dall’art. 1283 c.c., e, per gli esercenti l’attività bancaria, dall’art. 120 t.u.b.

[4] Cass. Sez. U. 4 novembre 2004, n. 21095.

[5] Cass. 25 novembre 2010, n. 23974; Cass. 10 ottobre 2007, n. 21141; Cass. 1 marzo 2007, n. 4853; non contrasta — a ben vedere — con detto indirizzo Cass. 11 novembre 2011, n. 23656, che ha escluso la rilevabilità d’ufficio della nullità in una ipotesi in cui era mancata la tempestiva specifica allegazione della clausola anatocistica.

[6]  L’attuabilità del rilievo officioso, in appello, delle nullità contrattuali risulta oggi più ampio rispetto a quanto non lo fosse in passato, e ciò in ragione dell’importante arresto di Cass. Sez. U. 12 dicembre 2014, nn. 26242 e 26243.

[7] In tal senso Cass. Sez. U. 2 dicembre 2010, n. 24418.

 

Qui la sentenza: Cass. Civ., Ordinanza Sez. 1 N. 371 10.012018

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