Neoformalismo di protezione: tutela per chi? – Grazia Creni



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Commento alla Sentenza del Trib. di Lanciano

a cura di Grazia Creni

 


 

Quella del Tribunale di Lanciano è una sentenza (non definitiva) che, prepotentemente, prende una posizione di netto contrasto nei riguardi delle richieste attore.

La causa verte principalmente su due fronti: da un lato, l’annosa questione della forma scritta ad substantiam, se tale obbligo debba valere anche per l’istituto di credito, dall’altro, la pattuizione di anatocismo, se questo debba considerarsi nullo e illecito a fronte dell’elisione del tasso d’interesse creditore con quello debitore.

In ordine al primo nucleo, preliminarmente, si vede necessario sgombrare il campo da un equivoco: la forma, quale tradizionale requisito essenziale del contratto, si richiede scritta nel contesto bancario poichè una è la parte “debole”, la parte da tutelare, la parte grazie alla quale si ossequia il principio del cd. neoformalismo di protezione, ossia il cliente. Pertanto, richiedere la firma della controparte-istituto di credito su ogni singola pagina del documento contrattuale pare, anche ad avviso di chi scrive, giustamente eccessivo.

Il Tribunale chiarisce come, in realtà, tale situazione sia, in fatto ed in diritto, geneticamente differente dalle altre che, invece, hanno propeso per la nullità di tali contratti c.d. monofirma (Tribunale di Monza e Corte d’Appello di Venezia). Le decisioni di questi giudici di merito avallano la tesi della nullità sulla scorta del fatto che la documentazione successiva sottoscritta dall’intermediario ha avuto ad oggetto direttamente il contratto quadro, a differenza della presente controversia in cui, al contrario, si parla di “singoli ordini di negoziazione”. A nulla varrebbe, dunque, rendere tabula rasa un regolamento d’interessi, lecito, cercando di accodarsi alla folta schiera di sentenze pro-nullità, in quanto si perderebbe quello che il focus sostanziale, vale a dire: nell’attuale situazione il contratto quadro espone la firma della banca e, comunque, la volontà di questa ben si può evincere, ad esempio, dall’intestazione del documento alla banca stessa. D’altronde, lapidariamente, è l’istituto di credito ad aver predisposto i fogli.

Il giudice monocratico, infine, non manca di rigettare anche la seconda domanda, sulla millantata nullità ed illiceità dell’anatocismo, giacchè rileva che i contratti in questione sono stati stipulati post-2002, ed essendo una pattuizione di anatocismo bilaterale e con medesima periodicità.

 

a cura di Grazia Creni

 

 

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