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«Piccone Stella disse che trattavasi di “brevi componimenti in prosa, di taglio scorciato ed incisivo, che hanno l’accento della poesia e il rigore dell’aforisma”.»

Piccone Stella, editore de “La Nuova Europa”, per presentarle in radio, disse che trattavasi di “brevi componimenti in prosa, di taglio scorciato ed incisivo, che hanno l’accento della poesia e il rigore dell’aforisma”.

Apertis verbis, sono un genere nuovo, forse unico, che “in modi rapidi ed ellittici” giunge “a conclusioni lontane e spesso sorprendenti”.

Le scorciatoie, per il dizionario, sono le vie più brevi per andare da un luogo ad un altro. Per ammissione dello stesso Autore, però, sono, delle volte, difficili, “veri sentieri per capre”, che possono giungere finanche a far rimpiangere la comodità delle alternative strade lunghe, piane, dritte, panoramiche.

Effettivamente, il lettore è spesso chiamato a inerpicarsi sui pensieri scoscesi del poeta prosatore, operazione non sempre facile e la cui difficoltà è ben nota allo stesso Autore, che mai nasconde il timore di non essere compreso nel suo “scorciare”, tanto dai suoi contemporanei, quanto, forse, dai posteri.

Per quanto, tuttavia, il percorso non sia per niente agevole, il punto d’arrivo è sempre sorprendente, “sempre un po’ più in là rispetto a quello che il lettore pensa di doversi aspettare”.
Saba dedica le sue scorciatoie all’arte, alla letteratura, ai suoi colleghi, ai suoi contemporanei, ai rapporti umani, al proprio periodo storico, a quelli precedenti e ai successivi: nulla viene esonerato dall’ironica sagacia, a tratti sprezzante, del grande osservatore triestino.

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