1 min read
«Un romanzo scritto per distrarre l’Autore da altre faccende, destinato a diventare immortale nell’immaginario collettivo.»

Un romanzo scritto per distrarre l’Autore da altre faccende, destinato a diventare immortale nell’immaginario collettivo.

È il battesimo di James Bond, l’esordio del giovane agente 007 dei servizi segreti britannici, in una cittadina sulla costa francese, dominata dal suo Casinò.

La missione è semplice: battere (spennare, rectius) il pericoloso agente nemico Le Chiffre, inquietante quasi quanto il suo occhio bianco, in una partita di baccarat.

L’atmosfera, impregnata di fumo e di sudore (non un caso che siano le parole d’apertura della storia) rende la sfida sul tavolo verde ancora più uno stillicidio di attesa, nel gioco beffardo della fortuna, tra giocatori incalliti, astanti curiosi, guardie del corpo truci, tutte chiamate a fare da comparse.

Il banco ne uscirà sconfitto, Bond sembra potersi godere la vittoria, in compagnia della prima Bond Girl, la sublime Vesper.


Nulla, però, è mai come sembra.

Nessun giorno si assomiglia mai ad un altro.


E Ian Fleming, dalla sua scrivania di Goldeneye, dove traduce parte della sua vita nelle peripezie del suo personaggio, tra una dimensione onirica e una realtà affabulatrice, impiatta il coup de theatre per il suo lettore.

Seguici sui social: