Il silenzio, anche indotto da questo suo sopravvenuto mutismo, funge da cassa di risonanza del tempo e dei sensi di colpa, che, arcigni, lo attanagliano nella sua doppia prigionia: il non aver potuto fare nulla, da bambino, per salvare il nonno, vittima dell’ennesimo arresto cardiaco della famiglia; l’aver distrutto le aspettative del padre, sul futuro della loro ferramenta di famiglia, da implementare e rendere grande, e, per converso, venduta a una multinazionale d’oltralpe.
Nel tempo dilatato della prigione, ecco, quindi, che c’è spazio per il racconto del passato e dei protagonisti che lo hanno animato: a ciascuno è dedicato un fotogramma, un momento, un ricordo, per valorizzare ruolo e unicità.