Questa è la storia del rapporto tra la popolazione autoctona e i rifugiati, sotto ogni aspetto e sfaccettatura: dal rispetto, alla paura, all’odio scaturito dall’ignoranza, intesa proprio come non conoscenza di cosa fosse un campo di concentramento, un lager, l’Olocausto. Ma è anche la storia dell’amicizia e della resilienza, quella vera, di un gruppo di adolescenti, di un paesino di poche anime e delle famiglie e “razze” radicatesi nel tempo. È la storia dell’amore fraterno e della condivisione di quel niente che per quanto poco possa essere sarà sempre meglio se spartito con gli amici.