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«L’inquietudine dell’inconscio.»

Romanzo inquietante, ma ben strutturato. Una lettura scorrevole, con quale nota eccessivamente descrittiva che in alcuni punti rallenta il ritmo.

La trama riflette un cliché, spezzato dal finale non così lieto come ci si augura, ma pur sempre immaginabile, a chiusura di un varco temporale rimasto irrisolto.
Sempre in bilico tra il fantastico e il romantico, con un tocco di inquietudine per i lettori più “fifoni”.

Nel 1943, sotto l’ombra di un conflitto mondiale devastante, una famiglia decide di trasferirsi dall’entroterra in un paesino costiero. Qui si susseguiranno eventi straordinari e paranormali che innescheranno una reazione a catena fino all’epilogo intuibile già dalle prime battute.

Al di là della ricostruzione onirica, ciò che maggiormente resta dopo la lettura sono i temi profondi e intramontabili dell’amicizia leale e dell’amore.
Sullo sfondo, una lettura della vita e del sacrificio necessario per ottenere dei risultati tangibili e duraturi, lontani da compromessi e scorciatoie che prima o poi chiedono il conto.

Breve nota in calce: nella letteratura c’è sempre un gatto a impersonificare il lato più oscuro e malizioso dell’antieroe, il protagonista del male! Bisognerebbe scardinare questo accostamento increscioso, riconoscendo ai felini una indiscussa superiorità positiva sul podio del regno animale (e non solo).

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