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«È un invito netto a una riflessione coraggiosa sulle proprie idee e sulle proprie ambizioni.»

È un invito netto a una riflessione coraggiosa sulle proprie idee e sulle proprie ambizioni; una descrizione, a tratti, cinica di quelle lotte continue, interiori ed esteriori, che la vita riserva a ciascuno, specie a chi, in qualche modo, cerca di esserne protagonista.

L’inizio del romanzo si gioca tutto su una dualità perfetta: Howard Roark, genio ribelle quanto il suo ciuffo rossastro, espulso dalla scuola, indomito seguace delle proprie idee e solo di queste; Peter Keating, la sua nemesi, bravo, ma formale, spigliato, ma sempre nei ranghi, ordinato e ordinario, conscio del suo valore, forse arrivista, opportunista quanto basta.

La vita ne intreccia i destini, vieppiù quando sul proscenio appare Dominique, una femme fatale sui generis, atipica, che più che castigare gli altri, punisce se stessa, condannando e condannandosi a scelte quasi punitive, che creano scoramento negli altri e, soprattutto, nel loro conformista modo di vivere la vita.

La storia, animata da una serie di coprotagonisti di spessore, diviene una disputa tra individualismo e collettivismo, fra conformismo e libertà, tra sfruttatori e sfruttati, tiranni e masse; diventa un resoconto di ambizioni malcelate e malriposte, ascese repentine e rovinose cadute, tutto in una sorta di “recerche” di quella fonte meravigliosa, da cui tutto promana e che tutto muove.

Quella fonte meravigliosa, di cui il protagonista è il paladino e che il lettore dovrà trovare al termine di una lettura densa, coinvolgente, estremamente vera.

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