Rivista di Diritto del Risparmio
Il KID tra informazione e rappresentazione del rischio.
Profili critici della tutela dell’investitore nei prodotti finanziari e assicurativi a contenuto finanziario[*]
A cura del Dott. Stefano CHIODI[**]
This paper examines the Key Information Document (K.I.D.) under Regulation (E.U.) No 1286/2014, highlighting the gap between declared transparency and actual informative effectiveness. Although standardized, the document may be misleading by compressing financial complexity into synthetic indicators that diminish risk perception. The regulatory officiality of the format fosters institutional reliance, leading investors toward cognitive delegation and a false sense of security.
The analysis moves beyond a static conception of the document, emphasizing the dynamic dimension of information disclosure: issuers are legally obligated to constantly update the risk profile throughout the relationship, while intermediaries must ensure the investment remains suitable in light of the K.I.D.’s temporal evolution. Without active monitoring, the K.I.D. becomes an information trap for autonomous investors who lose the “historical memory” of their investment. The study explores the legal implications for pre-contractual and contractual liability, as well as defects of consent, extending the discussion to IBIPs and reaffirming the need for substantive protection that covers the product’s entire lifecycle.
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Il presente studio analizza il Key Information Document (K.I.D.) introdotto dal Regolamento U.E. n. 1286/2014, evidenziando lo scarto tra la funzione di trasparenza dichiarata e l’effettiva capacità informativa. Sebbene standardizzato, il documento rischia di risultare fuorviante comprimendo la complessità dei prodotti in indicatori sintetici che attenuano la percezione del rischio. L’ufficialità normativa del format genera un affidamento istituzionale che induce l’investitore a una delega cognitiva, creando una falsa percezione di sicurezza.
L’analisi supera la concezione statica del documento, sottolineando la dimensione dinamica dell’informativa: l’emittente ha l’obbligo di aggiornare costantemente il profilo di rischio in costanza di rapporto, mentre l’intermediario deve presidiare l’adeguatezza dell’investimento rispetto all’evoluzione temporale del K.I.D. Senza un monitoraggio attivo, il K.I.D. si trasforma in una trappola informativa per il risparmiatore autonomo, privato della memoria storica dell’investimento. Lo studio esamina le ricadute su responsabilità precontrattuale, contrattuale e vizi del consenso, estendendo la riflessione agli IBIPs e ribadendo la necessità di una tutela sostanziale che segua l’intero ciclo di vita del prodotto.
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[*] Contributo approvato dai referee.
[**] Analista, Consulente Tecnico di Parte in ambito bancario e finanziario.