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«"Tra realtà e finzione il limite è ambiguo, quasi ci si perde - o ci si ritrova".»

“Tra realtà e finzione il limite è ambiguo, quasi ci si perde – o ci si ritrova”.
È questo quello che tocca in sorte al lettore di Marceau Miller: un peregrinare in una storia, nella storia, con personaggi che, quasi pirandellianamente, indossano maschere sui loro volti.

Il primo mistero è già quello in copertina: nessuno sa realmente chi sia Marceau Miller.
Nessuno, però, sa anche chi sia Marceau Miller nel suo romanzo: né sua moglie Sarah, né i suoi due figli, né, tantomeno, la sua cerchia di amici intimi.

È un romanziere di successo (sia nella realtà, sia nella finzione, ndr), all’apice della sua carriera, che nasconde un grande segreto o, forse, più d’uno (nella finzione, ndr). Un passato ingombrante si ripropone in un presente che è tutt’altro rispetto a ciò che sembra; nel corso dell’indagine sulla morte di Marceau, si sgretola tutto: l’amicizia, la fiducia, i rapporti consolidati, le certezze, le affinità. Più affiora dalle profondità del Lago di Ginevra una verità abissata molti anni prima, più si inabissano i protagonisti nel loro passato.

E, alla fine della storia, il lettore non solo non conosce l’identità di Marceau Miller, ma ha contezza del rischio di poter non conoscere neppure la vera identità di tutti gli altri, di tutte le persone con le quali si è condivisa e si condivide gran parte della quotidianità.

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