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«Un libro intenso e delicato, terapeutico.»

I temi trattati sono spinosi, profondi, seri, ma la sensibilità dell’autrice li rende adatti ad ogni età.
Così, ognuno legge il libro per come riesce meglio ad interpretarlo.

Una bambina si sofferma sul tema dell’amicizia, quella sana e leale, che fa bene al cuore e che rallegra a tal punto da far guarire anche chi crede di essere mortalmente ammalato.
Mary arriva in Inghilterra con un aspetto terribilmente emaciato e l’amicizia di Dickon la salva dalla tristezza e dalla solitudine, rendendola nel tempo più forte e sana.
Colin vive in un letto, nella più tetra e angusta solitudine, contando i giorni che lo separano da una morte prematuramente annunciata, ma Mary e Dickon gli sveleranno i segreti della gioia e della libertà, rendendolo felice.

Un’adulta, probabilmente, si sofferma sulla sofferenza inflitta agli altri, talvolta inconsapevolmente o come scudo per salvare se stessi da un assurdo dolore inconcepibile; il rifiuto del Signir Craven ad amare quel figlio che, nascendo, ha ucciso la moglie non è giustificabile, ma umanamente comprensibile.
Per ogni dolore c’è una via di uscita, un’àncora di salvezza che si manifesta nei modi più inaspettati, anche senza cercarla.

Il giardino segreto mai morto, segretamente accudito dal giardiniere e poi scoperto da Mary e nuovamente coltivato dai bambini è la metafora dell’amore curativo.
Ognuno di noi custodisce nel cuore un giardino, a volte fiorito, a volte incolto e selvaggio ed è proprio in questi casi che la cura e la dedizione delle persone care riescono a sradicare l’erba cattiva e far penetrare i raggi del sole, far germogliare la speranza e riportare alla luce la meraviglia nascosta in ogni anima buona.

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