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«Al meglio si perviene soltanto con grande dolore… o così dice la leggenda.»

Nell’immaginario collettivo “Uccelli di rovo” è strettamente connesso al libertinaggio di un seducente prelato senza scrupoli.
Leggendo il romanzo, invece, si scopre una travolgente saga familiare, ricca di sentimenti ed emozioni, accadimenti esterni e vivide descrizioni dei più intimi pensieri di ogni personaggio.
Il romanzo racconta la storia della famiglia Cleary, dai primi faticosi anni in Nuova Zelanda, al trasferimento in Australia, alle mutevoli condizioni di vita nel corso dei decenni.
Alti e bassi, quotidianità, tragedie e gioie immense, condizionamenti esterni in grado di rompere ogni equilibrio e l’amore familiare che ricuce gli strappi e lenisce le sofferenze.

Indubbiamente, il nucleo del racconto ruota attorno alla lunga e tormentata storia d’amore tra padre Ralph e la giovanissima Maggie Cleary, ma non certo nei tratti foschi e goderecci di un romanzetto da taverna. L’amore è crudele e colpisce come un fulmine, al di là dell’ovvio, del giusto e di quanto socialmente concesso e ammesso.

Un uomo devoto al proprio ruolo, ma emotivamente inerme innanzi alla forza di una giovane donna pura e straordinariamente bella , che pur di non darla vinta a Dio, decide di prendersi ciò che la Chiesa non può avere dal “suo” uomo: un figlio. Pagherà care le conseguenze di questa sua irriverente presunzione.

La passione e la forza delle donne della grande famiglia Cleary impressionano e lasciano il segno, rimarcando ogni singola tacca di una sofferenza stratificata che solo in ultimo trova pace e serenità nella scelta finale della giovane Justine.

Un romanzo da non sottovalutare. Bellissimo.

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