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Nota a Trib. Bari, Sez. IV, 17 aprile 2023.

di Beatrice Capoccia

Studio Legale Greco Gigante & Partners
Per il Tribunale Bari (decreto del 17 Aprile 2023), l’interesse ad agire sotteso all’azione di risoluzione del concordato preventivo ex art. 186 l.f. va inteso quale utilità giuridica della tutela giudiziaria richiesta e non quale utilità economica che il creditore voglia o possa ottenere con la predetta domanda. Ne discende la legittimazione e l’interesse del creditore ad agire per la risoluzione del concordato ove sussistano i presupposti previsti dall’art. 186 l.f. indipendentemente dalla sussistenza di un vantaggio economico connesso alla risoluzione stessa (così, Cass. n. 15371/2023 che si è occupata di un caso in cui era stata eccepita l’assenza di interesse ad agire poiché, stando alla difesa della società in concordato, il creditore istante non avrebbe potuto ottenere alcun beneficio dalla dichiarazione di fallimento). Nel caso in esame, la Corte ha ritenuto senz’altro sussistente un interesse giuridicamente rilevante della banca creditrice a far valere la risoluzione per inadempimento, per aver la stessa ricevuto un diretto pregiudizio dal mancato rispetto degli impegni concordatari (in specie, il pagamento dei creditori chirografari, alla cui categoria essa appartiene, non è avvenuto, come previsto, entro il 31.5.2022 e nella misura promessa di almeno il 38,50%).  
 
Inoltre, rileva il Collegio che se, come nel caso in esame, la tempistica dei pagamenti accede alla proposta, essa diviene oggetto dell’accordo raggiunto con i creditori che esprimono il proprio voto avendo riguardo anche alle cadenze temporali previste per il pagamento dei loro crediti sia pur falcidiati. Ne consegue che il mancato rispetto dei termini finali (e non semplicemente intermedi) indicati nella proposta (e, nel nostro caso, anche nel piano) è fonte di inadempimento di un obbligo assunto dal debitore proponente (sempre che non sia di scarsa importanza (cfr. art. 186, comma 2, l.f.). A conferma di siffatta impostazione la giurisprudenza di legittimità, la quale ha più volte ribadito il diritto di ottenere la risoluzione nel caso in cui sia emersa l’impossibilità di soddisfare i creditori nella misura proposta ed omologata, anche a prescindere dalla scadenza dei termini di adempimento delle obbligazioni concordatarie (tra le altre, Cass. n. 14601/2019) e, quindi, a maggior ragione nell’ipotesi in cui i termini per l’adempimento (come nella specie) siano scaduti; e ciò sempre che l’inadempimento non abbia scarsa importanza (v. tra le altre, Cass. n. 13468/2021).

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