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Nota a ABF, Collegio di Roma, 15 novembre 2021, n. 23399.

di Donato Giovenzana

 

Con il ricorso in esame la ricorrente, quale richiedente l’emissione di due vaglia postali circolari, non trasferibili, emessi nel novembre 2013, giunti a scadenza e non incassati dal beneficiario, chiede il rimborso della provvista, pari a complessivi € 25.000,00. I titoli sono stati smarriti dal terzo che ne aveva la custodia, il quale ha presentato denuncia di smarrimento all’A.G.

L’intermediario resistente nega il diritto al rimborso richiamando l’art. 49, comma 9, del d.lgs. n. 231/2007 (emanato in attuazione della direttiva 2005/60/CE “Antiriciclaggio e anti terrorismo”) ove si prevede che “Il richiedente di assegno circolare, vaglia cambiario o mezzo equivalente, intestato a terzi ed emesso con la clausola di non trasferibilità, può chiedere il ritiro della provvista previa restituzione del titolo all’emittente.” L’art. 6, comma 4, del D.P.R. n. 144/2001 (Regolamento recante norme sui servizi di bancoposta) stabilisce che “Ai vaglia postali si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni applicabili all’assegno circolare”. Al comma 3 del suddetto articolo si prevede che “Il credito incorporato nel vaglia postale si prescrive il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di emissione“.

Il Collegio romano richiama la decisione n. 19323/19, con la quale è stato  osservato che la disposizione di cui all’art. 49, comma 9, del d.lgs. n. 231/2007  “è in linea con la disciplina dell’esercizio dell’azione causale, che si rinviene in materia di cambiale nell’art. 66, comma 3, r.d. 14.12.1933, n. 1669, c.d. l. camb. (applicabile all’assegno circolare in virtù del richiamo operato dall’art. 86, comma 1, r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736, c.d. l. ass.). Tale norma prevede infatti che “il portatore non può esercitare l’azione causale se non offrendo al debitore la restituzione della cambiale”. Nella giurisprudenza di legittimità è tuttavia orientamento condiviso quello secondo cui la prescritta restituzione del titolo da parte del portatore che intende esercitare l’azione causale sia volta a evitare per il debitore il rischio di incorrere in un doppio pagamento (cfr., per esempio, Cass., 17 maggio 2007, n. 11513; e già Cass., sez. un., 25 maggio 1984, n. 3221). Ne consegue che il creditore è dispensato dall’onere di riconsegnare il titolo o di provare che tale rischio non sussiste qualora l’azione cambiaria sia prescritta ovvero il titolo non sia più utilizzabile ai fini del pagamento (v., tra le altre, Cass., 29 luglio 2002, n. 11175; Cass., sez. un., 25 maggio 1984, n. 3221).

Né, d’altra parte, può ritenersi che il diritto del richiedente al rimborso della provvista venga meno una volta che il titolo abbia perduto la propria efficacia cartolare. In tema di assegno circolare, la Corte di Cassazione ha recentemente affermato che, qualora un assegno circolare non sia stato effettivamente riscosso dal beneficiario, il diritto al rimborso della provvista da parte di colui che ne ha richiesto l’emissione si prescrive nell’ordinario termine decennale, decorrente dal momento in cui esso può essere fatto valere, e che tale momento vada individuato nella scadenza del termine di tre anni di prescrizione dell’azione del beneficiario dell’assegno contro la banca emittente ex art. 84, comma 2, l. ass. (così Cass., 12 marzo 2018, n. 5889). Una simile lettura è del resto confermata dall’art. 1, comma 345-ter, l. 23 dicembre 2005, n. 266, che, nel prevedere il versamento al fondo costituito per indennizzare i risparmiatori rimasti vittime di frodi finanziarie degli assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione di cui all’art. 84, comma 2, l. ass., lascia “impregiudicato nei confronti del fondo il diritto del richiedente l’emissione dell’assegno circolare non riscosso alla restituzione del relativo importo”. In virtù dei principi generali in materia di diritto cartolare sopra richiamati, deve pertanto ritenersi che il richiedente di un vaglia postale (assimilato all’assegno circolare e al vaglia cambiario), il quale domandi all’emittente il ritiro della provvista, sia esonerato dalla restituzione del titolo ogniqualvolta tale restituzione non risulti funzionale ad evitare il rischio per l’emittente di incorrere in un doppio pagamento. Da quanto detto si ricava che l’onere della restituzione del titolo da parte del richiedente, espressamente richiesta dall’art. 49, comma 9, d.lgs. n. 231/2007 per ottenere il rimborso della provvista, non sussiste dopo il decorso del termine di prescrizione del credito incorporato nel titolo, che, come visto, per i vaglia postali è indicato dall’art. 6 d.P.R. 14.3.2001, n. 144.”

Nel caso di specie i vaglia postali sono stati emessi il 26.11.2013 e pertanto il diritto del beneficiario alla relativa riscossione è caduto in prescrizione il 31.12.2015.

Secondo l’Abf  capitolino, quindi, il ricorso merita di essere accolto con la conseguenza che l’intermediario resistente deve corrispondere alla ricorrente la somma di € 25.000,00.

 

Qui la decisione.

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