Conto cointestato: decesso di un cointestatario e diritto del cointestatario superstite a continuare ad operare sul conto corrente.



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Nota a ABF, Collegio di Roma, 7 ottobre 2021, n. 21017.

di Donato Giovenzana

 

Secondo il Collegio capitolino, nell’ipotesi di cointestazione del conto corrente a firma disgiunta, ai rapporti esterni tra cointestatari e terzi si applica l’articolo 1854 c.c., che delinea un’ipotesi di solidarietà attiva o passiva (a seconda che il saldo sia positivo o negativo) che sopravvive alla morte di uno dei contitolari (salvo patto contrario).

Nel caso in esame, il principio è espressamente recepito all’articolo 14 delle condizioni generali del contratto a suo tempo stipulato dal ricorrente e dalla de cuius.

Ferma restando la possibilità di ciascun cointestatario di poter compiere operazioni sul conto nella sua interezza, i rapporti interni tra contitolari sono disciplinati dall’articolo 1298, comma 2, c.c., in virtù del quale, in assenza di diverse indicazioni, “le parti di ciascuno si presumono uguali”. Il cointestatario superstite può conseguentemente disporre della quota di propria spettanza, pari, presumibilmente, alla metà del totale. Nel caso in esame, è pacifico tra le parti che la metà della giacenza del conto corrente precedentemente cointestato al ricorrente e alla de cuius debba essere “congelato”. Tenuto conto della contemporanea qualità di erede del contitolare defunto, il cointestatario sopravvissuto succede nella quota di rapporto caduta in successione, ovviamente se e in quanto egli accetti di succedere al cointestatario defunto e osservi le formalità prescritte per tale ipotesi (e.g., la presentazione della denuncia di successione o della cosiddetta “dichiarazione negativa” prevista dall’articolo 28 del decreto legislativo n. 346/1990).

Alla luce di quanto esposto, non può essere accolta l’interpretazione dell’intermediario resistente quando afferma che, dall’articolo 1854 c.c., richiamato dall’articolo 14 del contratto di conto corrente, potrebbe ricavarsi non un obbligo giuridico di proseguire ex officio l’originario rapporto di conto corrente ma, al contrario, l’estinzione automatica del rapporto. Il Collegio stigmatizza inoltre la giustificazione delle richieste dell’intermediario resistente in ragione delle difficoltà che deriverebbero nell’adempiere correttamente gli obblighi di imposti dalla normativa antiriciclaggio e dall’impossibilità di cancellare il contitolare deceduto, per impedimenti tecnico-informatici. Poiché le problematiche tecnico-informatiche riguardano aspetti economico-gestionali interni alla gestione aziendale, il Collegio ritiene che non possano riflettersi sui servizi offerti alla clientela, poiché implicherebbero un mancato rispetto dei canoni di diligenza e buona amministrazione cui – secondo a quanto affermato da Collegio di Coordinamento nella decisione n. 24360/2019 – gli intermediari creditizi sono tenuti in caso di decesso di uno dei cointestatari di un rapporto di conto corrente.

Il Collegio accerta pertanto il diritto del ricorrente a continuare a operare sul conto corrente alle condizioni contrattualmente pattuite.

 

Qui la decisione.

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