Nessun diritto all’oblio in relazione alla formalità della cancellazione dell’ipoteca tramite annotazione.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 18 maggio 2021, n. 13524.

di Donato Giovenzana

 

Per la Suprema corte, premesso che è la legge, attraverso l’ art. 2668 c.c., ad individuare il meccanismo attraverso cui la cancellazione si attua, contemplando una forma di pubblicità negativa, mediante la quale, si rende pubblica I ‘irrilevanza sopravvenuta di una precedente formalità, che da quel momento deve considerarsi come non esistente, merita ulteriormente osservare che:

-) per un verso, a fronte del rilievo, evidentemente fondamentale per i fini della sicurezza dei traffici giuridici, della pubblicità immobiliare, il sacrificio di un ipotetico diritto all’oblio del soggetto nei cui confronti è disposta la cancellazione dell’iscrizione di ipoteca giudiziale sarebbe irrisorio, e non certo tale da richiedere, nel quadro della consueta operazione di bilanciamento tra il diritto all’oblio ed altri diritti di pari rango, un più radicale intervento di cancellazione: ed invero, mentre nel caso deciso da Cass. 9 agosto 2017, n. 19761, ciò che emergeva dal registro delle imprese era il fallimento pregresso della persona fisica amministratrice della società, circostanza che può comportare tuttora un effetto di stigma — tale da ledere, per usare il lessico di un tempo, «la propria dignità, anche se fittizia, contro gli attacchi della verità» (Cass. 13 maggio 1958, n. 1563) —, quantunque l’ordinamento abbia da tempo operato nel senso dell’eliminazione delle conseguenze personali del fallimento, nel caso dell’ipoteca giudiziariaseguita dalla annotazione della cancellazione dell’iscrizione, i registri immobiliari danno conto della pregressa formazione di un titolo giudiziale riconducibile alla previsione dell’articolo 2818 c.c., tale da giustificare l’iscrizione, ma danno altresì conto che quel titolo è poi rimasto travolto, così da legittimare la cancellazione: val quanto dire che la cancellazione testimonia che il debitore ha infine pagato il suo debito, o che comunque presupposti per l’iscrizione ipotecaria non sussistevano;

-) per altro verso, soprattutto, il sistema della pubblicità ipotecaria, sulla scia dell’impianto del code civil, ché il nostro sistema delle garanzie da quello deriva, ha come è noto natura costitutiva, ex art. 2808 c.c., secondo cui l’ipoteca «si costituisce mediante iscrizione nei registri immobiliari», di guisa che una cancellazione, per così dire materiale, un’abrasione dell’iscrizione, che non lasciasse traccia del passato, sarebbe inconcepibile (salvo, parrebbe, a non ripensare ab imis l’intero istituto), giacché l’effetto non sarebbe il semplice venir meno dell’iscrizione, a partire da quel momento, con l’estinzione dell’ipoteca (articolo 2878, n. 1, c.c.), ma l’eliminazione dell’ipoteca ora per allora dal mondo del diritto, tale in definitiva da falsare i fatti, facendo tabula rasa di ciò che pure è stato: molti sono gli esempi che potrebbero farsi con riguardo alle conseguenze derivanti da una radicale cancellazione, tra i quali basterà rammentare gli effetti sulle revocatorie.

Il ricorso è stato quindi rigettato.

 

 

Qui l’ordinanza.

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