Rideterminazione del quantum sanzionatorio per la vendita dei diamanti agli sportelli.



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Nota a Cons. Stato, 11 febbraio 2021, nn. 2081 e 2085.

di Donato Giovenzana

 

Secondo il Consiglio di Stato, è indubbia la sussistenza della responsabilità delle banche, che non hanno svolto il ruolo di meri segnalatori.

Tuttavia, è altrettanto pacifico che il meccanismo nel quale si è concretizzata la pratica illecita sanzionata è stato ideato ed implementato dalle società di vendita dei diamanti, le quali hanno altresì predisposto la relativa documentazione e che si ponevano quali controparti dirette nella compravendita dei preziosi. Il ruolo delle Banche assume, invece, una valenza meno marcata rispetto a quello della società di vendita, essendosi risolto nell’agevolare la vendita dei preziosi (e, come già detto, per tale ragione la stessa è stata giustamente sanzionata).

Ai fini sanzionatori, il contributo, illecito ma comunque secondario, delle banche non pare poter giustificare l’applicazione di una sanzione quasi doppia a quella inflitta alla società di vendita, che è l’autrice principale dell’illecito, e ciò anche tenuto conto degli ulteriori parametri valorizzati dall’Autorità ed innanzi ricordati.

In tali termini, la sanzione inflitta alle appellanti risulta irragionevole rispetto alla responsabilità alle stesse effettivamente ascrivibile, tenuto conto della sanzione, di gran lunga inferiore, inflitta all’autore principale dell’illecito.

Alla luce di tali considerazioni, ciò che risulta violato è il principio di proporzionalità nella modulazione dell’entità della sanzione; ne consegue che la sanzione deve essere ridotta del 30% rispetto a quella complessivamente irrogata.

 

Qui la sentenza n. 2081/2021.

Qui la sentenza n. 2085/2021.

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