La validità della notifica della cartella via PEC senza firma digitale.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 16 febbraio 2021, n. 3940.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recentissima ordinanza in oggetto, la Sesta Sezione Civile ha riaffermato il principio per cui «In caso di notifica a mezzo PEC, la copia su supporto informatico della cartella di pagamento, in origine cartacea» (ma è lo stesso per l’intimazione ad adempiere) «non deve necessariamente essere sottoscritta con firma digitale, in assenza di prescrizioni normative di segno diverso»[1]

È stato, inoltre, precisato[2] che «l’omessa sottoscrizione della cartella di pagamento» (o dell’intimazione ad adempiere) «da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto, la cui esistenza non dipende tanto dall’apposizione del sigillo o del timbro o di una sottoscrizione leggibile, quanto dal fatto che tale elemento sia inequivocabilmente riferibile all’organo amministrativo titolare del potere di emetterlo, tanto più che, a norma dell’art. 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, la cartella, quale documento per la riscossione degli importi contenuti nei ruoli» (al pari dell’intimazione ad adempiere, ex art. 50, comma 3, del d.P.R. n. 602 del 1973) «deve essere predisposta secondo il modello approvato con decreto del Ministero competente, che non prevede la sottoscrizione dell’esattore, ma solo la sua intestazione e l’indicazione della causale, tramite apposito numero di codice (Cass. 5 dicembre 2014 n. 25773): tale principio è stato ribadito da questa Corte la quale ha affermato che in tema di requisiti formali del ruolo d’imposta, l’art. 12 del d.P.R. n. 602 del 1973 non prevede alcuna sanzione per l’ipotesi della sua omessa sottoscrizione, sicché non può che operare la presunzione generale di riferibilità dell’atto amministrativo all’organo da cui promana, con onere della prova contraria a carico del contribuente, che non può limitarsi ad una generica contestazione dell’esistenza del potere o della provenienza dell’atto, ma deve allegare elementi specifici e concreti a sostegno delle sue deduzioni. D’altronde, la natura vincolata del ruolo, che non presenta in fase di formazione e redazione margini di discrezionalità amministrativa, comporta l’applicazione del generale principio di irrilevanza dei vizi di invalidità del provvedimento, ai sensi dell’art. 21octies della legge n. 241 del 1990 (Cass. 30 ottobre 2018, n. 27561)».

 

 

Qui la pronuncia.


[1] Cfr. Cass. n. 30948/2019.

[2] V. Cass. n. 6417/2019.

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