Sul libretto di deposito a risparmio.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 9 giugno 2020, n. 10304.

di Donato Giovenzana

 

La controversia riguarda la possibilità per l’intermediario di dare la prova dell’esistenza di un rapporto sottostante diverso da quello apparente dal titolo. Poiché si tratta di controversia con il depositante (in questo caso, più precisamente, con il successore a titolo universale del depositante ) e non con un terzo, viene nella specie in rilievo l’interpretazione dell’ art 1835 c.c. ed in particolare del secondo comma, il quale prevede che in caso di rilascio di un libretto di deposito a risparmio le annotazioni sul libretto firmate dall’impiegato della banca fanno piena prova nei rapporti tra banca e depositante. A tale riguardo il Collegio ricorda anzitutto che la giurisprudenza di legittimità è orientata nel senso che la banca può fornire la prova che un’operazione non annotata sul libretto sia comunque stata effettuata (cfr. per esempio, Cass., n. 13643 del 2014: “In tema di libretti di deposito a risparmio, la particolare efficacia probatoria prevista dall’art. 1835, secondo comma, cod. civ. si riferisce alle annotazioni che effettivamente figurino apposte sul libretto, senza che, da ciò, derivi una presunzione legale assoluta di compimento delle sole operazioni annotate. Ne consegue che è sempre ammessa la dimostrazione che un’operazione di versamento o prelevamento di somme, benché non annotata sul libretto, sia stata effettivamente eseguita”. Questa conclusione è coerente con la natura giuridica attribuita a tali documenti , considerati titoli causali in cui il rapporto sottostante è destinato in ultima istanza a prevalere sulla lettera del titolo, v. ad es. Cass. civ. sez. I, 01/12/2016, n. 24543: “ I libretti di deposito pagabili al portatore sono sostanzialmente titoli di credito caratterizzati dall’intrinseco riferimento causale al rapporto sottostante (deposito a risparmio) e da una circolazione ristretta dipendente proprio dalla natura del rapporto medesimo dato che, sempre secondo le regole generali, sono opponibili le eccezioni fondate sul rapporto causale”. Nello stesso senso è del resto orientatata anche la giurisprudenza dell’ABF. V. ad es. Collegio di Milano, Dec. n. 36 del 07 gennaio 2016: “Per quanto riguarda la prima questione, il Collegio ricorda che secondo consolidato orientamento l’efficacia probatoria del libretto di risparmio di cui all’art. 1835, co. 2, c.c., si riferisce soltanto alle operazioni annotate sul libretto stesso, ma ciò non implica che solo queste ultime debbano essere considerate come effettuate; infatti, è sempre ammessa la prova che un’operazione non annotata sul libretto sia stata effettivamente compiuta”.). 

Questa essendo la disciplina applicabile al caso, il Collegio ritiene che il convenuto/banca abbia nella specie offerto una prova sufficiente a spiegare la differenza tra le risultanze letterali portate dal documento e la realtà del rapporto sottostante. La ricostruzione degli eventi prospettata dal convenuto risulta infatti attestata dalla dichiarazione del direttore competente e confermata dalla produzione delle evidenze contabili delle movimentazioni descritte nella detta dichiarazione, nonché dell’estratto del Giornale di Fondo che reca anch’esso voci coerenti con la prospettazione del convenuto. In assenza di indizi contrastanti, l’esatta ricostruzione della contabilità relativa al rapporto sottostante offerta dai suddetti mezzi di prova sembra nel complesso sufficiente a vincere la presunzione contenuta nel secondo comma dell’art. 1835. 

Per il che il ricorso viene rigettato.

 

 

Qui la decisione.

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