Intervento didascalico della Cassazione in tema di accollo.



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Nota a Cass. Civ., Sez. II, 21 agosto 2020, n. 17596.

di Donato Giovenzana

 

Secondo la Suprema Corte, la ricostruzione della natura dell’accollo fatta dalla ricorrente secondo cui, ai fini dell’efficacia esterna dell’accordo negoziale, non è necessaria l’adesione del creditore non può essere condivisa.  

L’accollo può essere esterno o interno, e quello esterno può essere cumulativo o liberatorio, in ogni caso, anche quando l’accollo assuma rilevanza esterna o si configuri come liberatorio, è da escludere che il creditore sia parte dell’accollo. Deve, dunque, ribadirsi che l’accollo è il contratto tra il debitore ed il terzo, in forza del quale le parti convengono che quest’ultimo assuma il debito del primo, mentre il creditore non è parte del contratto.  

L’art. 1273 c.c. disciplina il solo accollo c.d. esterno, quello destinato cioè ad esplicare effetti nei confronti del creditore per una specifica volontà in tale senso delle parti contraenti. L’accollo interno o semplice, invece, è destinato ad esaurire i propri effetti tra debitore originario e terzo assuntore. Il silenzio del legislatore viene giustificato considerando che quest’ultima figura di accollo viene inserita nell’ambito dei principi generali in materia di contratti. La distinzione tra accollo interno ed esterno è data, appunto, dall’adesione o meno del creditore alla convenzione di accollo. In mancanza di tale adesione, l’accollo produce solo l’effetto di obbligare l’accollante a tenere indenne il debitore originario non potendo produrre effetti nella sfera giuridica del terzo estraneo al rapporto obbligatorio e, dunque, il creditore non acquista il diritto a pretendere l’adempimento dell’obbligazione da parte dell’accollante. L’ulteriore effetto dell’adesione del creditore è quello di rendere non più revocabile l’accollo da parte dell’accollante ai sensi dell’art. 1273 c.c.. Se pure l’intervento del creditore, che aderendo alla convenzione rende irrevocabile la stipulazione in suo favore, è prospettato dalla norma quale eventuale (“il creditore può aderire”), tale adesione è necessaria per consentirgli di acquistare, irrevocabilmente, il diritto alla solutio nei confronti dell’accollante.  

Nel caso di specie la Banca non ha aderito all’accollo e la pretesa della ricorrente di obbligarla in tal senso è manifestamente infondata. Deve, dunque, ribadirsi che l’accollo interno non muta i soggetti del rapporto obbligatorio e, dunque, nei confronti del creditore rimane obbligato il solo debitore originario, mentre l’assuntore è soltanto tenuto a rilevare l’accollato del peso economico del debito.  

L’accollo in esame, dunque, ha efficacia interna e determina come effetto unicamente che la ricorrente possa pretendere da parte dell’accollante il pagamento del suo debito nei confronti della Banca.  

Il ricorso è stato quindi rigettato.

 

 

Qui la pronuncia.

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