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«Le battaglie interiori.»

Morire all’improvviso e in una circostanza imbarazzante può causare disagio.
Tutti lo pensano, ma poi, in realtà il disagio resta ai vivi, che lo metabolizzano, lo affrontano e lo superano.
I morti non provano vergogna e chi resta cerca di preservarne la memoria.
Tutto risolto… o quasi.

La vicenda attorno alla quale il romanzo ruota é surreale, ma non troppo: la moglie infedele muore tra le braccia dell’amante, in casa propria, mentre il marito è via per lavoro (non ne saremo sicuri fino alla fine del romanzo).

Dietro le apparenze patinate di una vita ordinaria si cela un intreccio di nomi e di ruoli che ricostruisce, come un puzzle, la vera esistenza di chi appare come non dovrebbe, eppure è così.

L’evento (la morte bizzarra) diventa il fulcro della narrazione e si ripete, continuamente, quasi a volerne prendere effettiva coscienza; cambia a seconda dell’interlocutore e i particolari si affievoliscono o si intensificano in base alla necessità di rimarcare o celare qualche passaggio.

Le apparenze salgono in vetta e vanno salvate ad ogni costo (anche lasciare che un bambino resti solo con la madre agonizzante pur di non farsi trovare nel posto sbagliato al momento sbagliato).

Il colpevole involontario del tradimento non consumato é anche l’unico testimone oculare della tragedia e, per questo, sente il dovere di mettersi in contatto con la famiglia dell’amante, per rivelare quei particolari che potrebbero fare la differenza.
Non hanno giaciuto assieme. Lei non ha sofferto. Il bambino non era in pericolo.

Salvare le apparenze e la coscienza. Slegarsi da un legame non consolidato e dare la giusta collocazione a ogni figurante.

L’ossessione del passato appena vissuto (la morte di Marta, la vita con la ex moglie) logora il protagonista e lo porta a cercare un ordine nel presente per dare il giusto corso al futuro.

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